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09.12.2003

INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO 2003-2004 DELLA SCUOLA DI ADDESTRAMENTO DEL SISDE



INAUGURAZIONE  DELL'ANNO ACCADEMICO 2003-2004 DELLA SCUOLA DI ADDESTRAMENTO DEL SISDE

Roma, 9  dicembre  2003

Intervento del Ministro dell'Interno

On. Giuseppe PISANU

 

Onorevole Presidente del Comitato Parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza, Signor Direttore, Autorità, Funzionari, Ufficiali,

l'attività accademica della Scuola di addestramento del SISDE si apre quest'anno in un momento di particolare attenzione per i problemi della sicurezza. 

L'Europa intera ha dovuto prendere atto che con le stragi di  Casablanca e Istanbul il terrorismo di matrice islamica si è sinistramente affacciato  alle sue porte. Ed è naturale che questa minaccia venga avvertita con particolare forza in un Paese come l'Italia, che ha già pagato un pesantissimo tributo di sangue al proprio impegno nella missione di pace in Iraq.

L'odierna cerimonia inaugurale, dunque, non solo prosegue una tradizione di grande prestigio, ma ci offre anche l'occasione per riflettere su questioni gravi, di stretta attualità e  primario rilievo politico.

Un'occasione preziosa, come confermano gli interventi del Ministro  Sessa e del Prefetto Mori, che ho ascoltato con vero interesse.
Al Direttore del Servizio desidero rinnovare qui il mio più vivo apprezzamento per l'impegno, l'alta professionalità e lo spirito di collaborazione con cui assolve al suo incarico.


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La sicurezza è oggi una priorità assoluta per i Governi dei maggiori Paesi dell'Unione. Lo è in particolar modo per il Governo Berlusconi, che l'ha collocata al centro del suo programma e ha concretamente confermato questa scelta con le recenti decisioni sulla legge finanziaria e sul bilancio dello Stato, decisioni che saranno ora sottoposte all'esame del Parlamento per la definitiva approvazione.   

Sono convinto che il rafforzamento della collaborazione tra i Governi dell'Unione sia indispensabile per condurre efficaci politiche di prevenzione. Registro perciò con soddisfazione alcuni risultati ottenuti durante il semestre di presidenza italiana: penso ai più stretti  meccanismi di raccordo nella lotta al terrorismo, al rafforzamento di EUROPOL, alla gestione integrata e coordinata dei controlli alle frontiere. 

  Nel campo dell'intelligence, ogni giorno trascorso dopo l'11 settembre 2001 ha confermato la necessità di potenziare la collaborazione e lo scambio di informazioni. E' un metodo di lavoro che non dobbiamo stancarci di praticare ed affinare, nella prospettiva della graduale costruzione di uno "spazio operativo comune" per tutti i Servizi di informazione dell'Unione Europea.

Conosco bene le difficoltà di vario genere che oggi si frappongono ad una collaborazione generalizzata tra tutti i Paesi dell'Unione, ma resto convinto della necessità di proseguire per questa strada, magari procedendo gradualmente anche per piccoli gruppi di Paesi in formazione variabile.

Naturalmente permane di assoluta preminenza la collaborazione Euro-Atlantica; ed è altamente auspicabile quella con Paesi terzi, specialmente quando si tratti di contrastare minacce comuni.
 
Non vorrei - sia detto per inciso - che oggi, colpiti così duramente dal terrorismo internazionale, perdessimo di vista quello interno: un terrorismo variegato che intreccia le più diverse istanze ideologiche ed appare più diffuso nel territorio, più subdolo e, per tanti aspetti, più insidioso delle vecchie Brigate Rosse, proprio perché è capace di seminare terrore indiscriminato con ogni pretesto e con ogni mezzo.

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 Il Prefetto Mori ha sottolineato il carattere multiforme  della minaccia terroristica con cui debbono oggi confrontarsi le Forze dell'ordine ed i Servizi di informazione e sicurezza. Ed è evidente come ciò renda  complesso e arduo il lavoro di analisi e di individuazione delle effettive priorità nel fronteggiare la minaccia.    

Il vostro compito più delicato è proprio questo, perché solo da informazioni ben selezionate, chiare, concordanti e tempestive possono venire indicazioni effettivamente utili per chi è chiamato ad assumere decisioni politiche efficaci garantendo, ad un tempo, la sicurezza dello Stato, quella dei cittadini ed il libero esercizio dei loro diritti. 
  
Ha ragione il Prefetto Mori: non è vero che dietro il manifestante violento c'è automaticamente il terrorista, come non è vero che ogni frequentatore di moschea cela un combattente islamico. Spetta all'intelligence individuare i casi in cui ciò effettivamente avviene, mentre è compito della politica incidere sulle condizioni che possono favorire ambiguità o comportamenti devianti.

Così, quando assicuriamo a tutti la possibilità di manifestare pacificamente e senz'armi le proprie idee, creiamo anche la miglior condizione per isolare chi, invece, va in piazza per motivi che nulla hanno da spartire con le libertà sancite dalla nostra Costituzione. E se isoliamo costoro, riduciamo le zone d'ombra in cui possono celarsi terroristi ed eversori interessati a strumentalizzare la piazza ai propri fini.
 
Così, ancora, se sapremo parlare alla stragrande maggioranza degli islamici moderati, se sapremo favorire il dialogo tra credenti di religioni diverse,  potremo, allo stesso tempo, favorire l'integrazione nella nostra società, in condizioni di sicurezza, di chi è venuto da noi solo per cercare lavoro e speranza di riscatto civile.

Nel clima del dialogo e della tolleranza saranno per primi gli immigrati pacifici a percepire gli estremisti come una vera minaccia per quanto hanno conquistato e possono ancora civilmente conquistare.

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 Produrre sicurezza per difendere la democrazia è la vostra missione istituzionale, sancita dalla stessa denominazione del Servizio. La minaccia del terrorismo interno ed internazionale esalta oggi l'importanza di questo  compito nella stessa misura in cui ne accresce le difficoltà.

Negli ultimi tempi abbiamo raccolto risultati significativi che ci vengono riconosciuti anche all'estero, ma non ci facciamo illusioni. Siamo  di fronte ad una prova lunga e difficile; sappiamo che per vincerla dobbiamo impegnare le migliori energie disponibili, mantenendo il  sostegno oggi pressoché unanime del Parlamento e del Paese.

In questa prospettiva, assume grande importanza la riforma dei Servizi di informazione e sicurezza. 

Penso, essenzialmente, alla necessità di allineare il nostro ordinamento al modello adottato in moltissimi altri Stati, che si caratterizza  per l'attribuzione del controspionaggio al Servizio interno, con la naturale eccezione di quello "tecnicamente militare" perché collegato ad una minaccia della stessa natura.

In altri termini, si tratta di superare un assetto organizzativo che, per un verso, è legato alla peculiare vicenda storica dei nostri servizi, per l'altro verso ad una concezione ormai antiquata e riduttiva del segreto, il vecchio "segreto politico-militare". L'oggetto dell'attività di intelligence si è infatti progressivamente esteso, fino ad abbracciare interessi che travalicano lo stretto ambito militare e riguardano economia, industria, comunicazioni, informatica.

Più in generale, la legge di riforma dovrà conferire forte impulso all'azione coordinata di tutte le componenti del "sistema integrato di sicurezza", come ha sottolineato di recente anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dottor Gianni Letta. 

In tale contesto, le garanzie funzionali predisposte a tutela degli operatori dei Servizi potranno esaltare le capacità di "penetrazione informativa" che sono il presupposto per l'ulteriore  affinamento degli strumenti di contrasto.

Bisogna far sì che i Servizi di informazione e sicurezza, pur nella necessaria distinzione di ruoli e funzioni, affianchino sempre più efficacemente  l'azione di prevenzione e repressione delle Forze di polizia.

Dobbiamo, in buona sostanza, estendere e  rafforzare prassi già oggi in vigore: penso alla assidua partecipazione dei Direttori dei due Servizi alle riunioni del Comitato Nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica, penso alla presenza di rappresentanti degli stessi Organismi presso strutture "dedicate" del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, dove è stata avviata ed incrementata l'attività dei cosiddetti "tavoli tecnici" a composizione interforze. Ricordo, in particolare, il gruppo di lavoro antiterrorismo che opera presso la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.

Nelle ultime, intense settimane ho avuto modo di apprezzare direttamente valide collaborazioni di questo tipo e voglio dirvi con molta chiarezza che il mio apprezzamento va, in primo luogo, allo spirito di squadra che si sta finalmente diffondendo. La volontà e la capacità di coordinarsi ed agire in sintonia hanno già prodotto risultati importanti. Se sapremo svilupparle ed organizzarle a dovere, potremo raccogliere frutti ancor più copiosi. Ne sono certo.   

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Questo lavoro comune è indispensabile per difendere con successo la sicurezza e la democrazia.

La sicurezza è una condizione di base della vita democratica: noi dobbiamo garantirla a tutti, affinché ciascuno possa esercitare liberamente i diritti sanciti dalla Costituzione. 

Il rispetto di questi diritti costituisce il limite della nostra azione, un limite che  nessuna emergenza può farci oltrepassare.

Perciò abbiamo bisogno di leggi che stiano al passo con i tempi e permettano a voi ed alle Forze di polizia di lavorare meglio, in un assetto unitario, con chiare distinzioni dei compiti e precise imputazioni delle responsabilità.     

 A tutti voi, ai funzionari e al personale del Servizio rivolgo il mio augurio più sentito di buon lavoro e dichiaro aperto il nuovo anno accademico della Scuola di addestramento del SISDE.