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Interventi e interviste

Interventi - Capo Dip. per le libertà civili e l'immigrazione - Mario Morcone (31.07.2006 - 30.06.2010)

17.12.2009

Presentazione del Rapporto annuale del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) 2008/2009

Intervento del capo Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione Mario Morcone

Nell’intento di pervenire ad un diritto di Asilo Comune e di assicurare una maggiore armonizzazione delle condizioni di vita dei richiedenti asilo e dei rifugiati la Commissione europea sta procedendo alla revisione della direttiva del 2003/09/CE sugli standards minimi di accoglienza.
Nel corso dei lavori preparatori, cui partecipa anche il Dipartimento delle Libertà Civili e l’Immigrazione, si è potuto verificare come il nostro Paese già attui gli standards previsti nella nuova direttiva e come, quindi, fino ad oggi, abbia perseguito, anche grazie all’affiancamento del Servizio Centrale dell’ANCI, una corretta strategia operativa.
Strategia basata sul concreto sostegno agli Enti locali e diretta alla creazione di una rete sul territorio, sviluppando percorsi di integrazione e, di conseguenza, incentivando il consolidamento della cultura dell’inclusione sociale nel Paese.
Di fronte all’imponenza della spinta migratoria, infatti, un così positivo avvio del circuito dell’accoglienza è ancor più rilevante se lo si analizza nel contesto dei fattori strutturali e congiunturali che ne influenzano il successo e la sostenibilità quali il mercato del lavoro, il problema alloggi, l’esigenza di una più diffusa ed adeguata erogazione dei servizi sanitari, scolastici e sociali.
È per questo che possiamo essere ben fieri protagonisti di un modello che ha tracciato una strada di cooperazione, un esempio di governance che può e deve strutturarsi ancor più diffusamente come un adeguato sistema di protezione e garanzia del rispetto dei diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati; un modello in grado di offrire vere prospettive di vita al riparo da ogni eventualità di reclutamento nelle organizzazioni criminali.
Attraverso il nostro Sistema, abbiamo perciò il compito di garantire il rispetto delle regole fondamentali della convivenza civile, in una Società sempre più aperta e complessa, per orientare l’evoluzione di una realtà già interculturale, rispettosi della nostra storia e delle nostre tradizioni.
Il percorso che, a partire dal 2001, abbiamo compiuto insieme all’ANCI, nell’ambito del PNA prima, e del Sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati poi, ha contribuito alla formazione ed al radicamento di nuove famiglie, allo sviluppo della popolazione scolastica, all’apertura delle nostre abitudini verso altre tradizioni, alla sperimentazione di diverse forme di convivenza.
In una parola lo SPRAR, che oggi conta 139 progetti territoriali, in cui sono inserite 3000 persone, ha contribuito ad avviare un reale processo di integrazione nel nostro Paese. Ma non solo. Il Sistema, infatti, prevedendo una suddivisione della categoria degli accolti in ‘ordinari’ e ‘vulnerabili’ ha individuato l’esigenza di riservare diversificate e più calibrate forme di accoglienza verso persone portatori di maggiori fragilità; anticipando così l’attuale orientamento comunitario che intende porre la massima attenzione alle situazioni di vulnerabilità sia nella fase della loro identificazione che nelle modalità della presa in carico.
E non è un caso che il Fondo Europeo per i rifugiati, per il periodo 2008-2013, sulla base di specifiche indicazioni della Commissione, preveda una serie di azioni mirate alla tutela delle vittime di tortura e di violenza, ai nuclei familiari monoparentali ed ai minori non accompagnati richiedenti asilo.
Su quest’ultima categoria appare necessaria una riflessione. Ad oggi circa 200 minori risultano essere accolti nei centri SPRAR dove hanno l’opportunità di formarsi, di crescere, di imparare l’italiano, di studiare, di proiettarsi nella vita futura acquisendo un mestiere, di diventare consapevolmente, un domani, cittadini italiani.
Ma 200 minori richiedenti asilo presenti nei centri sono, lo sappiamo, troppo pochi.
Moltissimi invece sono quelli che non chiedono asilo e che – nonostante le varie soluzioni offerte dal complessivo quadro normativo nazionale – restano al di fuori di percorsi di protezione, esposti ai più disparati pericoli.
Il monitoraggio e l’analisi delle motivazioni di questo fenomeno, come il rilancio del Sistema quale concreto fattore di attrazione per tali categorie di vulnerabili, potrebbe essere la nuova sfida da affrontare insieme ad ANCI, con il Servizio Centrale ed in rete con gli altri operatori del settore, rinnovando il comune impegno anche nel reperimento delle risorse necessarie al sostegno ed allo sviluppo del Sistema.