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Legislazione
 
Circolari - Commissario per la solidarietà alle vittime di reati di stampo mafioso

Circolare del 21 novembre 2000

UFFICIO DEL COMMISSARIO PER IL COORDINAMENTO DELLE INIZIATIVE DI SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DEI REATI DI TIPO MAFIOSO

Prot. n. 317

Roma, 21 novembre 2000
 
 AL SIG. PRESIDENTE DELLA GIUNTA
REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
 AI SIGNORI PREFETTI
LORO SEDI
AL COMMISSARIO DEL GOVERNO PER LA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
AL COMMISSARIO DEL GOVERNO PER LA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO
  e. p.c.,   PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
· Dipartimento per gli Affari Sociali
  ROMA
AL MINISTERO DELL'INTERNO
· Gabinetto
· Dipartimento della Pubblica Sicurezza
· Direzione Generale per l'Amministrazione Generale e per gli Affari del Personale
· Direzione Generale dei Servizi Civili
     SEDE
AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
· Gabinetto
 ROMA
AL MINISTERO DEL TESORO, DEL BILANCIO E DELLA PROGRAMMAZIONE
ECONOMICA
· Gabinetto
· Dipartimento della Ragioneria Gen.le dello Stato
 ROMA
- AL MINISTERO DELLE FINANZE
· Gabinetto
  ROMA
 - AL MINISTERO DELL'INDUSTRIA,
 DEL COMMERCIO, E DELL'ARTIGIANATO
· Gabinetto
 ROMA
 

OGGETTO:  Legge 22 dicembre 1999, n. 512 - Istituzione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso.

Come è noto, con legge 22.12.1999, n. 512, è stato istituito presso il Ministero dell'Interno, analogamente a quanto previsto per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura, il "Fondo di rotazione per la solidarietà delle vittime dei reati di tipo mafioso", al quale possono accedere, ricorrendone i presupposti, coloro che hanno subìto danni, giudizialmente liquidati, derivanti da fatti di criminalità organizzata di tipo mafioso.
 E' altresì noto che con la stessa legge sono stati inoltre istituiti il "Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso" ed il "Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso".
Detto Comitato, che è presieduto dal Commissario ed è composto da un rappresentante dei Ministeri dell'Interno, della Giustizia, dell'Industria, del Tesoro, delle Finanze e della Presidenza del Consiglio - Dipartimento degli Affari Sociali, nonché da un rappresentante della CONSAP, società concessionaria dei servizi assicurativi pubblici, senza diritto al voto, è stato costituito con D.M.12.10.2000 ed ha iniziato la propria attività.
Scopo della legge è quello di assicurare alle vittime dei delitti di tipo mafioso a cui favore è stata emessa una sentenza di condanna al risarcimento dei danni conseguentemente subìti, di ottenerne, e in tempi brevi, l'effettivo pagamento attraverso il diretto intervento dello Stato, e per esso del Fondo di rotazione appositamente istituito, salva la surrogazione del Fondo stesso, per le somme corrisposte, nei diritti della parte civile o dell'attore verso il soggetto condannato, stabilita dal comma 4 dell'art. 6.
 Si tratta, quindi, di una legge che, introducendo ulteriori, concrete misure di tutela e solidarietà in loro favore, va ad integrare la vigente normativa di sostegno delle vittime della criminalità organizzata di tipo mafioso e al contempo si inserisce nel quadro dell'azione posta in essere dallo Stato, anche con misure di solidarietà, per la lotta alla mafia e alle sue attività criminose.
 E' prevista l'emanazione, ai sensi dell'art. 7, di un regolamento di attuazione, che dovrà disciplinare taluni rilevanti aspetti della normativa.
 Peraltro, al fine di assicurare la concreta applicazione della legge anche prima dell'emanazione delle previste norme regolamentari di attuazione, la legge stessa dispone all'art. 9 che, nelle more, per la gestione del Fondo si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del regolamento adottato con decreto del Ministro dell'Industria 12.8.1992, n. 396, concernente le modalità per la gestione del Fondo di solidarietà per le vittime dell'estorsione.
 Come è noto al riguardo, detto regolamento - come pure quello di cui al D.P.R. 16.8.1999, n. 455, riguardante il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura, successivamente emanato in attuazione della legge 23.2.1999, n. 44 - attribuisce ai Prefetti rilevanti competenze istruttorie nel procedimento per la concessione delle elargizioni ivi previste, in particolare per quanto concerne l'accertamento dell'esistenza dei requisiti e delle condizioni a ciò necessari.
 Il qualificato apporto che conseguentemente potrà essere assicurato dalle Prefetture anche nei procedimenti per l'accesso al Fondo di rotazione per la solidarietà delle vittime dei reati di tipo mafioso risulterà, quindi, veramente prezioso al fine di dare risposte effettive e sollecite alle vittime dei reati di criminalità organizzata di tipo mafioso, conformemente alle finalità perseguite dalla legge.
A tale scopo, si ritiene utile richiamare brevemente i contenuti della normativa, con riserva di ulteriori indicazioni anche in relazione alle disposizioni del regolamento attuativo, allorché sarà emanato.
 
Fondo di rotazione per la solidarietà dei reati di tipo mafioso
 Il Fondo di rotazione, per il quale è stato istituito un apposito capitolo di bilancio nell'ambito dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'Interno (Cap. 2384 - Servizi civili), è alimentato da un contributo dello Stato di lire 20 miliardi annui e dai rientri previsti dall'art. 2 della legge, derivanti dalla confisca delle somme di danaro nonché dalla vendita di beni mobili, titoli e beni immobili confiscati, secondo quanto disposto dall'art. 2- undecies della legge 31.5.1965, n. 575, come modificato dal citato art. 2 della legge.
 In base a quanto previsto dall'art. 3, commi 3 e 4, esso sarà gestito dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso fino alla data di entrata in vigore dell'emanando regolamento di attuazione, data dalla quale la relativa gestione sarà assunta dalla CONSAP, che vi provvederà per conto del Ministero dell'Interno in base a specifica concessione, così come già previsto ed attuato con riguardo al Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura.
Accesso al Fondo (art. 4, commi 1 e 2)
 A termini dell'art. 4, commi 1 e 2, della legge, hanno diritto di accesso al Fondo, entro i limiti delle disponibilità finanziarie annuali dello stesso:
· le persone fisiche e gli enti costituiti parte civile nelle forme previste dal codice di procedura penale, a cui favore è stata emessa, successivamente alla data del 30 settembre 1982, sentenza definitiva di condanna al risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, nonché alla rifusione delle spese e degli onorari di costituzione e di difesa, a carico di soggetti imputati, anche in concorso, dei seguenti reati:
a. del delitto di cui all'art. 416 - bis c.p.;
b. dei delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal medesimo art. 416 - bis;
c. dei delitti commessi al fine di agevolare l'attività delle associazioni di tipo mafioso;
· le persone fisiche e gli enti costituiti in un giudizio civile, nelle forme previste dal codice di procedura civile, per il risarcimento dei danni causati dalla consumazione dei predetti reati, accertati in giudizio penale, nonché i successori a titolo universale delle persone a cui favore è stata emessa la sentenza di condanna di cui all'art. 4.
 Per quanto concerne le sentenze di condanna al pagamento di provvisionali, l'art. 5, comma 4, non ne richiede la definitività.
Condizioni ostative all'accesso al Fondo (art. 4, commi 3 e 4)
 Queste sono specificamente stabilite dal medesimo art. 4, che al comma 3 prevede i casi di insussistenza dell'obbligazione del Fondo e al comma 4 i casi in cui il diritto di accesso non può essere esercitato.
 In particolare, l'obbligazione del Fondo non sussiste quando nei confronti delle persone a cui favore è stata emessa sentenza di condanna al risarcimento del danno, indicate nei commi 1 e 2 dell'art.4, è stata pronunciata sentenza definitiva di condanna per uno dei reati di cui all'art. 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, o è applicata in via definitiva una misura di prevenzione, ai sensi della legge 31.5.1965, n. 575, e successive modificazioni.
 Il diritto di accesso al Fondo non può, invece, essere esercitato da coloro che, alla data di presentazione della domanda, sono sottoposti a procedimento penale per uno dei reati di cui al citato art. 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, o ad un procedimento per l'applicazione di una misura di prevenzione ai sensi della richiamata legge n. 575/1965 e successive modificazioni.
 
Domanda per l' accesso al Fondo (art. 5)
 
La legge stabilisce, all'art. 5 comma 4, che la domanda deve essere accompagnata dalla copia autentica dell'estratto della sentenza di condanna passata ingiudicato, ovvero dell'estratto della sentenza di condanna al pagamento della provvisionale, ovvero dell'estratto della sentenza civile di liquidazione del danno.
 Si sottolinea che per quanto concerne il risarcimento dei danni disposto con sentenze pronunciate prima della data di entrata in vigore della legge (25 gennaio 2000), il comma 5 dell'art. 5 stabilisce che le relative domande al Fondo, per la parte del risarcimento non ottenuta, devono essere proposte, a pena di decadenza, entro il termine di un anno dalla predetta data.
 La domanda di accesso al Fondo deve essere sottoscritta dall'istante e deve contenere tutti gli elementi atti a dimostrarne la legittimazione attiva, specificando anche se, e per quale ammontare, sia stato già ottenuto un parziale pagamento del risarcimento dei danni disposto in sentenza.
Gestione della domanda di accesso al Fondo (art.6)
 A norma dell'art. 6 della legge, la corresponsione delle somme richieste al Fondo è disposta con deliberazione del Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso nel termine di sessanta giorni dalla presentazione della domanda, previa verifica:
a. della esistenza, in favore dell'istante, della sentenza di condanna e della sua legittimazione attiva;
b. dell'inesistenza, alla data di presentazione della domanda, di un procedimento penale in corso o di una sentenza definitiva di condanna dell'istante per uno dei reati di cui al già citato art. 407, comma 2, lettera a), del c.p.p.;
c. dell'inesistenza, alla data della presentazione della domanda, di una misura di prevenzione ai sensi della legge n. 575/1965 e successive modificazioni, applicata in via definitiva nei confronti dell'istante, o di un procedimento in corso per l'applicazione di una misura di prevenzione.
E' inoltre previsto che, se necessario ai fini della completezza dei documenti posti a base della domanda, il Comitato inviti l'interessato a fornire l'occorrente documentazione integrativa ed assuma copie di atti ed informazioni scritte dall'Autorità Giudiziaria che ha pronunciato la sentenza di condanna.
 
Tenuto conto di quanto stabilito dal regolamento adottato con decreto del Ministro dell'Industria 12.8.1992, n. 396, richiamato dall'art. 9 della legge, per la verifica dei singoli presupposti positivi e negativi, il Comitato si avvarrà quindi anche della collaborazione dei Prefetti, in particolare dei Prefetti delle province di residenza degli interessati, i quali in tal modo potranno disporre di un agevole punto di riferimento per ogni utile chiarimento sulle misure di sostegno previste dalla legge e sugli adempimenti occorrenti per fruire di tali misure.
A tal fine, in relazione a quanto previsto dall'art. 6, la Prefettura, anche avvalendosi degli Organi di polizia e richiedendo, ove necessario, copie di atti ed informazioni scritte all'Autorità Giudiziaria competente, acquisirà gli occorrenti elementi istruttori e, sulla base delle relative risultanze, invierà al Comitato, in tempo utile ai fini del rispetto del termine di sessanta giorni dalla presentazione della domanda fissato dalla legge per l'intero procedimento, una relazione, corredata della documentazione istruttoria, in ordine alla sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti per l'accesso al Fondo, specificando le condizioni ostative previste dall'art. 4, commi 3 e 4, di cui sia stata riscontrata l'esistenza.
Non può non sottolinearsi al riguardo l'esigenza della massima speditezza delle procedure onde perseguire al meglio le finalità che la legge si propone nell'interesse delle vittime dei reati di tipo mafioso, ed evitare, inoltre, eventuali aggravi di spesa a carico del Fondo.
Per quanto concerne, poi, la corresponsione delle somme agli aventi diritto in esecuzione delle deliberazioni del Comitato, ad essa provvederà, fino all'assunzione della gestione del Fondo di rotazione da parte della CONSAP, la Direzione Generale dei Servizi Civili, nel cui Centro di responsabilità è stato istituito l'apposito capitolo di bilancio al quale affluiscono le risorse finanziarie che alimentano il Fondo.
Successivamente vi provvederà la CONSAP, secondo quanto sarà stabilito nella concessione che sarà stipulata con il Ministero dell'Interno.
 
Surrogazione del Fondo di rotazione
 Come già accennato, in base a quanto disposto dall'art. 6, comma 4, il Fondo è surrogato, quanto alle somme corrisposte agli aventi titolo, nei diritti della parte civile o dell'attore verso il soggetto condannato al risarcimento del danno.
 
A tale proposito è stata anche prevista, dall'art. 5, la notifica al Fondo di talune comunicazioni ed atti giudiziari, rilevanti per la conoscenza dello stato processuale di interesse per il Fondo stesso.
 In particolare, quando è depositata la richiesta di rinvio a giudizio per i reati di cui all'art. 4, comma 1, della legge - e cioè, come detto, per il delitto di cui all'art. 416-bis c.p., per i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416 - bis e per i delitti commessi al fine di agevolare l'attività delle associazioni di tipo mafioso - il Giudice deve notificare al Fondo l'avviso del giorno, dell'ora e del luogo dell'udienza, con la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal Pubblico Ministero (art. 5, comma 1).
 Se la persona offesa si costituisce parte civile all'udienza preliminare o al dibattimento, il Giudice deve far notificare al Fondo il relativo verbale (art.5, comma 2).
 Nel caso, invece, di giudizio civile promosso per il risarcimento dei danni causati dalla consumazione dei predetti delitti, l'attore è tenuto, ai sensi del comma 3 del medesimo art. 5, a notificare al Fondo l'atto di citazione, prima della costituzione delle parti.
 
Riservatezza del procedimento
 Si evidenzia che espressamente all'art. 6, comma 3, la legge vincola gli organi preposti alla gestione del Fondo ed i relativi uffici al segreto in ordine ai soggetti interessati all'accesso ed alle relative procedure.
 Fermo restando il rispetto dei princìpi contenuti nella legge 31.12.1996, n. 675, e successive modificazioni e integrazioni, gli atti del procedimento, ivi compresi i documenti e le informazioni acquisiti nell'istruttoria, sono quindi coperti dal segreto d'ufficio.
***
Si ringrazia per la collaborazione che, con la consueta sensibilità e competenza, le Prefetture vorranno assicurare per la realizzazione dei fini di concreta solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, perseguiti dalla legge, pregando di voler dare ampia diffusione, nei modi ritenuti più opportuni, ai contenuti della presente circolare e di segnalare l'insorgere di eventuali questioni applicative, in ordine alle quali torneranno utili anche le proposte e i suggerimenti che le SS.LL. riterranno di formulare.

IL COMMISSARIO (Cortellessa Dell'Orco)