Home  |  Sala Stampa  |  Interventi e interviste  |  "La libertà religiosa è uno dei pilastri sui cui si basano i moderni regimi democratici"

Interventi e interviste

2004 - Interventi - Altri ministri e sottosegretari precedenti

23.11.2004

"La libertà religiosa è uno dei pilastri sui cui si basano i moderni regimi democratici"

Il Ministro dell'Interno Pisanu è intervenuto alla Commissione Affari costituzionali alla Camera sulle nuove norme relative alla libertà religiosa

SEDE REFERENTE
Martedì 23 novembre 2004.


Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Interviene il Ministro dell'interno Giuseppe Pisanu e il Sottosegretario di Stato per l'interno Antonio D'Alì.


Libertà religiosa e culti ammessi. 
C. 1576 Spini, C. 1902 Molinari e C. 2531 Governo.

(Seguito dell'esame e rinvio).


La Commissione prosegue l'esame, rinviato, da ultimo, il 4 maggio 2004.


Donato BRUNO, presidente, ringrazia il Ministro dell'interno, on. Pisanu, per avere aderito alla richiesta di intervenire nella seduta odierna sui progetti di legge in materia di libertà religiosa per il cui esame, a seguito del rinvio in Commissione deliberato dall'Assemblea nella seduta del 24 giugno 2003, è stato costituito un Comitato ristretto. A tale proposito, al fine di consentire a tutti i gruppi di intervenire, senza tuttavia sottrarre tempi alla successiva audizione sullo stato della criminalità a Napoli, prevista per le ore 15, fa presente che, dopo l'intervento del Ministro dell'interno, a ciascun gruppo sarà assegnato un tempo di cinque minuti, così da consentire al Ministro Pisanu di intervenire brevemente anche in sede di replica.
Il Ministro Giuseppe PISANU, rileva preliminarmente che la libertà religiosa è uno dei pilastri sui cui si basano i moderni regimi democratici e che la Costituzione italiana dedica a questo tema articoli di grande respiro, nei quali si riflette in maniera evidente la superiore capacità di mediazione che ispirò i protagonisti del dibattito costituente. Ciò significa che moderazione, realismo e spirito unitario sono assolutamente necessari quando si interviene su normative di attuazione costituzionale, come è appunto quella ora in discussione. In proposito, è evidente come occorra rimediare ad un lungo ritardo e completare finalmente la disciplina dei culti diversi da quello cattolico che è venuta via via delineandosi con le intese siglate da vent'anni a questa parte. Ricorda di aver valutato con favore il testo del disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri, ritenendolo idoneo a consentire il superamento della vecchia normativa sui «culti ammessi» e a creare un quadro certo di norme di principio per le confessioni prive di intesa con lo Stato italiano. Rileva in proposito che tale quadro appare tanto più necessario se si considera che l'intesa non rappresenta un diritto, perché essa può essere solo il frutto di un accordo al quale lo Stato accede se e quando valuta che lo statuto della confessione religiosa sia conforme all'ordinamento giuridico e ai diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. È peraltro di tutta evidenza che un tale provvedimento, che è destinato alle confessioni religiose prive dell' intesa prevista dall'articolo 8 della Costituzione, chiama direttamente in causa la questione islamica. In proposito, ricorda come sia la mancanza di un'organizzazione che indichi con certezza un organo esponenziale della collettività dei musulmani d'Italia a non consentire la stipulazione dell'intesa tra lo Stato e questa confessione religiosa. Naturalmente non è l'unico caso, ma è certamente il più rilevante: in primo luogo, per il crescente numero di musulmani presenti in Italia; in secondo luogo, per il rischio terrorismo o, meglio, come ha già cercato più volte di chiarire, per i rischi che derivano dalla scelta del terrorismo internazionale di strumentalizzare l'islam a fini di proselitismo e di lotta politica violenta per la conquista del potere. Contro il terrorismo di matrice islamica il nostro sistema di sicurezza opera ormai da tempo, secondo strategie che vengono aggiornate continuamente in base all'evoluzione della minaccia, sviluppando al massimo la cooperazione di intelligence e di polizia nell'Unione Europea e nelle competenti sedi internazionali. Va a tale proposito sottolineato che, ove si ravvisasse la necessità di nuovi strumenti legislativi contro il terrorismo internazionale, occorrerebbe affrontare specificamente la questione al fine di individuare le soluzioni più efficaci e coerenti con il nostro ordinamento giuridico e costituzionale. Sono queste le ragioni che conducono ad escludere che una legge sulla libertà religiosa possa essere la sede idonea per affrontare tale problema. Una moderna democrazia, uno stato di diritto deve saper garantire, al tempo stesso, libertà e sicurezza; e se è vero che non può esservi libertà senza sicurezza, è altrettanto vero che occorre grandissima prudenza nel pagare in termini di libertà ciò che si vorrebbe acquisire in termini di scurezza. Da questo punto di vista, risulta chiaro cosa ci si debba aspettare da una legge che - in un sistema concordatario come quello italiano - detti norme sull'esercizio della libertà religiosa per gli appartenenti a confessioni diverse dalla cattolica che non abbiano concluso l'intesa con lo Stato italiano. Ci si deve aspettare l'individuazione di un insieme di principi e regole per i comportamenti individuali e collettivi nei quali si esprime la coscienza dei singoli in materia religiosa, che siano al tempo stesso coerenti con i valori della Costituzione italiana e con le convenzioni internazionali. Il provvedimento all'esame della Commissione dovrà peraltro consentire allo stesso dicastero dell'interno, che svolge anche una complessa e delicata attività amministrativa riguardante le libertà civili e i problemi dell'immigrazione, di aumentare la sua conoscenza e comprensione dei fenomeni connessi all'integrazione sociale della stragrande maggioranza degli immigrati islamici che vengono nel nostro Paese solo per lavorare, nel rispetto delle nostre leggi e dei nostri valori. Richiama in proposito la relazione del deputato Bondi che, rifacendosi alla dichiarazione conciliare «Dignitatis humanae», aveva ricordato la necessità di superare la dimensione della mera tolleranza nell'approccio al tema della libertà religiosa. E se in tema di libertà religiosa ciò significa riconoscere il diritto all'esercizio del culto, in materia di immigrazione ciò significa integrazione senza assimilazione e reciproco rispetto tra le diverse identità. L'integrazione sociale dell'islam moderato è, nel medio-lungo periodo, una delle armi più potenti per sconfiggere il terrorismo. In questa battaglia i musulmani pacifici sono nostri alleati naturali: occorre quindi creare le condizioni più favorevoli al consolidarsi di un islam italiano, di una comunità non chiusa in se stessa e potenzialmente ostile, ma, al contrario, aperta al dialogo, sia con le istituzioni pubbliche, centrali e locali, sia con le altre confessioni religiose. In questo senso fa presente di essersi adoperato durante il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea, proponendo quella Carta per il dialogo interreligioso che prima è stata adottata dai Capi di Stato e di Governo dell"Unione, poi inclusa nel Piano d'azione per la lotta al terrorismo e, più di recente, nella Dichiarazione congiunta sul terrorismo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America. Ritiene sia questa l'ampia prospettiva da cui guardare al provvedimento all'esame della Commissione, tenendo conto della valorizzazione delle diversità culturali e religiose e procedendo con prudenza, ma senza cedere alla pur comprensibile paura del nuovo. Una legge sulla libertà religiosa che cedesse su questo terreno o, per converso, perdesse di vista la tutela dei valori fondamentali della nostra comunità nazionale, negherebbe se stessa. Ritiene, tuttavia, che le disposizioni recate dal provvedimento offrano sufficienti garanzie nei confronti di questo duplice rischio. Va peraltro segnalata la sussistenza di talune ridondanze espressive nel testo, tali da pregiudicare l'interpretazione e la corretta applicazione delle norme, tenendo conto anche del fatto che le stesse sono pur sempre rivolte a tutte le confessioni religiose prive di intesa, e non solo a quella musulmana.

Il Ministro Giuseppe PISANU, precisa in primo luogo che, pur non essendo tra i cofirmatari del disegno di legge governativo all'esame della Commissione, ha votato a favore della sua approvazione in seno al Consiglio dei Ministri e continua a condividerne le finalità, proprio per il complesso delle ragioni già esposte nel suo intervento introduttivo, che sono pienamente coerenti sia con la relazione presentata all'Assemblea dall'on. Bondi, sia con la posizione espressa in merito da Forza Italia. È per questo che non può che confermare l'auspicio che la Commissione affari costituzionali e, successivamente, l'Assemblea proseguano nell'iter del provvedimento in titolo, augurandosi che su disposizioni attuative della Carta costituzionale il dibattito parlamentare possa condurre ad esiti che vadano oltre le divisioni politiche tra i gruppi. Con riferimento all'ambito applicativo delle disposizioni in esame, rileva come queste interessino direttamente circa il cinque per cento dei fedeli di religione islamica presenti in Italia, atteso che tale è la quota dei musulmani che frequentano le moschee e le scuole coraniche. Ma più che un astratto computo di destinatari, occorre sottolineare che il provvedimento incide anche sui costumi di vita, le tradizioni e, soprattutto, i diritti civili di migliaia di cittadini italiani che, anche per il solo fatto di aver contratto un matrimonio misto ed essere quindi esposti ad eventuali contese familiari in ordine all'affidamento dei figli, sono direttamente interessati all'introduzione di un'apposita disciplina normativa. Si tratta di fenomeni in costante crescita, anche alla luce del maggiore tasso di natalità della popolazione di cultura e religione islamica, a fronte dei quali il Governo è impegnato ad estendere, ad ambiti sempre maggiori, gli accordi già sottoscritti con alcuni paesi di religione islamica, soprattutto in materia di immigrazione clandestina. Nel sottolineare, comunque, che nell'ambito di applicazione del provvedimento in esame sono ricomprese tutte le confessioni religiose che non hanno stipulato un'intesa con lo Stato, fa presente che la sola circostanza che nell'ambito di tali religioni i fedeli musulmani rappresentino la maggioranza non deve indurre a dilatare capziosamente la portata delle sue disposizioni a tutti i fenomeni che l'Islam può di per sé evocare. Quanto alle questioni sollevate dal deputato Pacini, fa presente che il Ministro dell'interno non si è mai sottratto al confronto con il Parlamento e, con riferimento ai numerosi provvedimenti affrontati dalla Commissione affari costituzionali, ha sempre garantito la sua presenza e assicurato la più ampia collaborazione. Tiene peraltro a precisare che la sua attenzione ad un corretto rapporto tra il Governo e il Parlamento è testimoniata dall'elevato numero di atti di sindacato ispettivo ai quali il Ministro dell'interno e i sottosegretari hanno fornito risposta, che è di molto superiore all'ordinaria attività posta in essere dalla globalità degli altri dicasteri. Dichiara inoltre di non ritenere assolutamente praticabile la proposta di introdurre nel testo in esame disposizioni in grado di comprendere tutte le diverse realtà in cui si manifesta la complessa religiosità islamica presenti nel nostro paese, atteso che la strada da seguire rimane quella di riconoscere e favorire la nascita e lo sviluppo di un solo «islam italiano», partendo dall'assunto che la costituzione di una comunità islamica italiana non può prescindere dall'accettazione dei principi che sono posti a fondamento della società italiana. A queste condizioni e a meno che non ci si muova sulla base di insuperabili pregiudizi ideologici, nulla osta al prosieguo dell'iter del provvedimento, nel quadro del più ampio e civile confronto delle diverse posizioni politiche.


Donato BRUNO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Dialogo interreligioso come strumento per la costruzione della pace