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Interventi e interviste

Interventi - Altri ministri e sottosegretari precedenti

23.11.2004

Situazione della sicurezza e dell'ordine pubblico a Napoli



COMMISSIONE I
AFFARI COSTITUZIONALI, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI

Resoconto stenografico
AUDIZIONE


Seduta di martedì 23 novembre 2004
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
DONATO BRUNO


La seduta comincia alle 16,05.


Sulla pubblicità dei lavori.


PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.


Audizione del ministro dell'interno, Beppe Pisanu, sulla situazione della criminalità a Napoli e sulle iniziative di contrasto adottate dal Governo.


PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento l'audizione del ministro dell'interno, Beppe Pisanu, sulla situazione della criminalità a Napoli e sulle iniziative di contrasto adottate dal Governo.
Do la parola al ministro Pisanu.
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor presidente, onorevoli colleghi, da almeno due anni la situazione della sicurezza e dell'ordine pubblico a Napoli è oggetto di particolare attenzione da parte del mio ministero e delle Forze dell'ordine.
Per questo motivo la recrudescenza criminale di queste ultime settimane non ci ha colti di sorpresa anche se, evidentemente, ha messo a dura prova i dispositivi di prevenzione e contrasto che abbiamo di volta in volta posto in essere raccogliendo, come cercherò di dimostrare più avanti, risultati mirabili.

Di tutto questo ho riferito ampiamente giovedì scorso al Senato della Repubblica rispondendo a numerose interrogazioni parlamentari. Io stesso - quindici giorni prima - a Genova, in occasione del congresso nazionale dell'ANCI, avevo richiamato l'attenzione generale sul drammatico acuirsi della questione napoletana, con il suo carico di violenza omicida. Mi riferisco a quel vasto e complesso fenomeno di disgregazione economica e sociale da cui hanno origine i problemi di sicurezza e di ordine pubblico affidati alla mia diretta responsabilità di ministro degli affari interni.
Da quelle dichiarazioni ha preso le mosse un dibattito ampio - a tratti appassionante - che ha coinvolto profondamente le forze civili napoletane ed ha avuto larga eco anche sulla stampa nazionale. Nel corso di questo dibattito sono emerse - come era prevedibile - analisi ed indicazioni diverse, talvolta contrastanti, e tuttavia aperte alla ricerca di soluzioni largamente condivise; ciò nella convinzione che in materie come questa quanto più una soluzione è condivisa, tanto più essa risulterà efficace. In taluni casi, invece, è prevalsa - lo sottolineo con rammarico - la tentazione di strumentalizzare a fini di parte vicende così gravi per l'intera collettività. Bisogna chiaramente sottolineare che se le forze politiche e sociali - ma non lo credo - dovessero dividersi in questo modo farebbero soltanto il gioco dei camorristi.
Polemiche a parte credo si debba, comunque, riconoscere - come personalmente ho constatato recandomi a Napoli - che la città, a cominciare dalla stampa locale, sta reagendo positivamente e con grande dignità.
Contro il crimine organizzato e l'illegalità diffusa abbiamo adottato per Napoli una strategia di prevenzione e di contrasto che, nonostante le apparenze, finora si è dimostrata sostanzialmente valida. Perciò penso che dobbiamo svilupparla adeguandola, ovviamente, alla dura e sanguinosa evoluzione dei fatti ben sapendo, comunque, che è sempre possibile fare di più e di meglio.
In ogni caso, voglio chiarire tre importanti aspetti: in primo luogo bisogna precisare che «fare di più» non vuol dire militarizzare Napoli perché questa strategia, di difficile attuazione e di dubbia efficacia, avrebbe pesanti ripercussioni sia sull'immagine della città sia sulla vita normale dei cittadini; inoltre, spetta anzitutto alle istituzioni centrali e locali fare tutto il possibile per costruire sicurezza e condizioni di sviluppo assumendosi ciascuna le responsabilità che specificamente gli competono; in ultimo debbo dire che, da solo, questo impegno solidale delle istituzioni non basterà mai se non potrà fare affidamento sull'aperto sostegno della società civile.
Abbiamo davanti un nemico aggressivo e feroce che occorre conoscere nella sua struttura e nei suoi comportamenti per poterlo combattere efficacemente.
La camorra, come ben sapete, è un fenomeno criminale assai articolato e fortemente radicato nel tessuto sociale ed economico di larghe zone della Campania. I gruppi delinquenziali sono numerosi, violenti e poco inclini ad organizzarsi in forme analoghe a quelle delle altre associazioni di stampo mafioso del Mezzogiorno come la mafia e la 'ndrangheta, tanto che molti parlano, e a giusta ragione, non di camorra ma di camorre, di molte camorre.
Proprio la spiccata autonomia dei singoli gruppi determina, spesso, sanguinose dispute per il controllo del territorio. Negli ultimi anni è accaduto che la disarticolazione di alcuni clan storici e l'arresto di esponenti carismatici, molti dei quali sono poi divenuti anche collaboratori di giustizia, hanno aperto larghi spazi nei quali ora irrompono, in contesa tra loro, nuovi gruppi e singoli individui provenienti sia dalla criminalità giovanile sia dalla immigrazione clandestina.
A Napoli e provincia gli effetti di queste contese sono sotto gli occhi di tutti: ben 113 morti dall'inizio dell'anno ad oggi e almeno 84 di questi ascrivibili all'area del crimine organizzato. Gran parte delle vittime erano conosciute dalle Forze di polizia. Purtroppo, per fermare i camorristi non basta conoscerli e, in molti casi, non basta neppure arrestarli una o più volte.
Come è noto, gli scontri più accesi - faccio questa annotazione per dare un'idea delle forme organizzative criminali con le quali dobbiamo fare i conti - si sono verificati nell'area settentrionale della città. Qui la storica alleanza di Secondigliano, disarticolata in parte dalle Forze armate e in parte da scissioni interne vede ora due clan, il clan Licciardi e il clan Lo Russo, contendersi in armi le cosiddette piazze di spaccio che prima erano occupate e gestite dal clan Di Lauro. Quest'ultimo, aveva organizzato un ingegnoso sistema di distribuzione della droga basato su sette piazze affidate a quattro livelli di responsabilità costituiti da camorristi di peso decrescente fino al grado di spacciatore.
La conquista del mercato della droga è l'elemento scatenante della faida in atto che, come ben sapete, investe diverse aree della città.
Come dicevo, l'azione di contrasto delle Forze di polizia sta producendo risultati che non possono essere sottovalutati.
Ricordo, infatti, che a Napoli, sebbene siano, e di molto, aumentati degli omicidi, l'indice generale della delittuosità appare in chiara diminuzione. Nei primi dieci mesi di quest'anno, infatti, sono stati registrati 44.126 delitti contro i 53.545 dello stesso periodo dello scorso anno, con una diminuzione pari al 17,6 per cento. In particolare si è registrata una diminuzione dei reati contro il patrimonio in genere, mentre sono aumentati vistosamente gli omicidi (+61 per cento) e le estorsioni (+48 per cento). In parallelo però sono anche aumentati gli arresti (+10 per cento nei primi mesi del 2004) e, voglio sottolinearlo, sono aumentate anche le denunce da parte dei cittadini, come nel caso altamente significativo delle estorsioni. Questi dati confermano, da un lato, un certo risveglio della coscienza civile cittadina e, dall'altro, l'efficacia dell'azione complessiva svolta dalle Forze dell'ordine.
Pur conoscendo il valore relativo dei dati statistici in materia di sicurezza - e sottolineo questa considerazione - ricordo che dall'inizio del 2003 fino allo scorso ottobre sono stati catturati 67 latitanti e sono state denunciate all'autorità giudiziaria 1.542 persone con l'imputazione di associazione di tipo mafioso o associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Ricordo, infine, che nel periodo gennaio-ottobre 2004 sono state disarticolate 19 associazioni per delinquere.
Tutto questo è frutto dell'impegno assiduo e rischioso delle 12.960 persone che le Forze di polizia schierano sul territorio napoletano, con un rapporto popolazione-operatori che non ha eguali in nessuna altra area del paese.
Alla base della strategia cui prima ho accennato, vi è la conoscenza dei gruppi camorristici e il controllo del territorio. Per questo i relativi servizi sono stati già da tempo rimodulati con una più razionale distribuzione delle risorse interforze ed anche con il coinvolgimento delle polizie municipali in diverse e specifiche attività. Dal gennaio del 2003 nel comune di Napoli operano anche i poliziotti e i carabinieri di quartiere.
In sede di prevenzione ha avuto particolare rilievo l'operazione denominata «Alto impatto» che ha comportato, nei mesi scorsi, l'impiego straordinario di 1.000 operatori delle Forze di polizia, 500 dei quali sono poi rimasti stabilmente a Napoli. A loro volta le iniziative di «Alto impatto» si sono inserite nel contesto di più vasti interventi di carattere aggiuntivo finanziati con i fondi del PON «Sicurezza per lo sviluppo nel Mezzogiorno». In estrema sintesi, si tratta di 24 progetti per Napoli e provincia, 8 dei quali già realizzati, 10 in corso di realizzazione, 2 da attivare, 4 in corso di elaborazione. A questi si aggiungeranno altri 8 interventi di sistema, nell'ambito di quelli riservati alle regioni dell'obiettivo 1.
Tutte queste iniziative sono rivolte, da un lato al potenziamento tecnologico delle Forze dell'ordine e alla formazione del personale, e dall'altro lato, alla riduzione dei tempi di funzionamento della giustizia e alla diffusione della cultura della legalità.
Risorse notevoli sono state destinate anche all'acquisizione delle tecnologie avanzate, con il duplice obiettivo di agevolare il controllo del territorio e consentire la migliore utilizzazione delle risorse umane. Tra le iniziative attuate vorrei segnalarne tre: l'interconnessione delle sale operative delle Forze di polizia grazie alla quale si possono ora localizzare e visualizzare tutte le pattuglie operanti sul territorio; l'installazione, di intesa con l'amministrazione comunale, nelle zone centrali a rischio, di apparecchiature di videosorveglianza, collegate alla sale operative della questura; la messa in opera di 36 telecamere digitali mobili per il videomonitoraggio di altre zone sensibili della città.
Ricordo, inoltre, che la questura, i commissariati, il comando provinciale dell'Arma dei carabinieri hanno stretto una fitta rete di rapporti con i rappresentanti delle categorie imprenditoriali e degli ordini professionali mentre la prefettura ha monitorato la realizzazione di alcuni investimenti pubblici, coordinando, a questo fine, specifici gruppi di lavoro.
Ultimamente, il 10 novembre scorso, è stato sottoscritto un contratto per la sicurezza urbana, tra la prefettura e il comune di Napoli, che prevede la costituzione di comitati circoscrizionali per la legalità, la sicurezza e la solidarietà, con il compito di promuovere il monitoraggio del territorio, di promuovere progetti di riqualificazione urbanistica e programmi appositi per la divulgazione delle leggi nazionali a favore delle vittime dell'estorsione e del racket.
Un progetto specifico, infine, è stato riservato ai minori di sette quartieri particolarmente disagiati. Esso prevede l'impiego congiunto della prefettura, delle amministrazioni locali, dell'autorità giudiziaria, dell'ufficio scolastico regionale e del volontariato. Purtroppo quello della cosiddetta «malagioventù» è l'aspetto più allarmante dell'emergenza criminalità a Napoli. Le organizzazioni camorristiche, infatti, utilizzano sempre più massicciamente la manovalanza giovanile, facendo leva sulla non punibilità dei minori di 14 anni, ovvero sulle più favorevoli disposizioni previste per i minori di 18 anni. Il fenomeno comprende anche le cosiddette «baby gang» che credono di poter violare impunemente le leggi dello Stato, e lo fanno, con la forza del gruppo, con l'uso del coltello e anche con le armi da fuoco. Su questi giovani si gioca - lo dico senza retorica - il futuro di molti quartieri e, in definitiva, dell'intera città. Pertanto è assolutamente necessario dedicare al loro recupero ed alla salvaguardia dei loro coetanei l'impegno coordinato di tutte le istituzioni competenti e delle forze sane della società napoletana.
In questo insieme di interventi vanno a collocarsi le misure di breve e medio periodo che sono state adottate con la riunione di martedì 9 novembre scorso al Viminale.
Le linee generali sono ormai note. In sintesi si tratta di intensificare le attività di intelligence, prevenzione e contrasto con particolare riguardo all'aggressione dei beni acquisiti illegalmente e degli ambienti a più alta densità criminale, nonché della ulteriore razionalizzazione dell'impiego delle Forze di polizia e del potenziamento delle loro dotazioni infrastrutturali e tecnologiche.
In particolare, tra venerdì e sabato scorso, di fronte all'incalzare dei fatti - quattro morti nell'arco di una sola giornata - ho disposto alcuni interventi immediati sui quali vorrei brevemente intrattenervi anche per rispondere a quanti oggi gridano all'emergenza ma pretendono risposte concrete solo dal ministro dell'interno.
Per quanto riguarda il controllo del territorio, a partire dalla giornata di ieri sono stati attivati altri 51 equipaggi e 155 unità che porteranno complessivamente il reparto prevenzione crimine della Campania a 72 equipaggi e 219 unità. A questi si aggiungeranno 170 militari appartenenti alla compagnia di intervento operativo e ad altri reparti dell'arma dei carabinieri.
Per l'aggressione ai patrimoni illeciti è stato costituito un gruppo investigativo specializzato in indagini patrimoniali composto da 40 esperti appartenenti alla DIA e alla questura. Il gruppo ha già riesaminato gli assetti criminali dei sodalizi campani ed ha ripartito il territorio in aree omogenee di intervento per facilitare le attività di indagine e di intelligence.
In materia di dotazioni operative si è infine provveduto: all'assegnazione di 30 nuove autovetture e al noleggio di altre 20 auto e 20 motociclette; all'integrazione con 350 mila euro delle dotazioni finanziarie per la gestione dei mezzi; alla consegna graduale, entro il prossimo mese di 290 personal computer e di 150 stampanti; allo stanziamento di fondi ulteriori per il pagamento del lavoro straordinario agli operatori della Polizia di Stato e delle Forze dell'ordine.
Nell'ambito delle iniziative di carattere più generale si inserisce anche l'accordo che abbiamo sottoscritto venerdì scorso con il sindaco di Napoli ed il presidente della regione per la realizzazione della cittadella della polizia: una grande opera che si realizzerà con la collaborazione di Fintecna, Inail, Monopoli di Stato e Agenzia del demanio. Questo accordo avrà effetti positivi anche per una istituzione particolarmente cara ai napoletani: la scuola militare della Nunziatella, che potrà utilizzare la caserma Bixio, lasciata libera dal reparto mobile della Polizia di Stato.
Come si evince da quanto ho appena detto, a Napoli è stata dispiegata per tempo, e si sta via via perfezionando, una valida strategia di prevenzione e contrasto al crimine organizzato e alle altre forme di illegalità.
Lo Stato, dunque, a Napoli c'è ed è attivo come mai prima d'ora in simili circostanze. Il Ministero dell'interno e le Forze dell'ordine fanno la loro parte e continueranno a farla sino in fondo, collaborando con le autorità e le istituzioni locali sulla linea della sicurezza partecipata. Ma, voglio ribadirlo con forza: nessuno pensi di poter affrontare in termini di sicurezza e ordine pubblico problemi che invece sono economici, sociali e civili. Nessuno pretenda di poter trasformare capziosamente questi problemi in questioni di sicurezza e ordine pubblico, scaricandoli sul ministro dell'interno o sul prefetto o sul questore di Napoli.
Mi sia consentito, a questo proposito, di prendere in prestito le parole scritte recentemente da un autorevole intellettuale napoletano perché pongono, con coerenza ed onestà, la questione napoletana: «Non è un processo rapido né indolore quello che è necessario per uscire dall'inferno attuale»; occorre «evidentemente uno sforzo collettivo ed un'azione costante ed efficace di tutte le istituzioni interessate: da quelle che svolgono la repressione legale per conto della Stato a quelle che provvedono al Governo cittadino e regionale, ai mezzi di comunicazione di massa, alla scuola e all'università». Peraltro, non dimentichiamo mai, e cito ancora Nicola Tranfaglia, che la questione napoletana «ha radici antiche che derivano dalla forte disgregazione sociale ed economica che caratterizza l'ex capitale borbonica, incapace di trovare da molti decenni una dimensione nuova » e all'altezza delle sfide che sono sul campo.
Se tutto ciò è vero - e personalmente credo proprio che lo sia - ogni polemica su questo argomento va ben calibrata, ogni critica va ben mirata e mossa sempre con spirito costruttivo. Lo dico innanzitutto per me, ma credo di poterlo dire anche per altri. Dieci giorni fa ho incontrato il procuratore Lepore ed ho motivo di credere che, al di là di tante polemiche nelle quali non voglio entrare in alcun modo, a Napoli vi siano le condizioni per rendere più stretta e feconda la collaborazione tra magistrati di accusa e Forze di polizia.
Naturalmente, i magistrati possono solo applicare le leggi. E allora quando assisto a certe inopinate scarcerazioni, quando vedo che le teste dell'idra camorrista una volta recise tornano puntualmente al loro posto, non posso non interrogarmi sull'adeguatezza delle norme vigenti e non posso fare a meno di augurarmi che Parlamento e Governo aprano su questo tema una scrupolosa riflessione di carattere ordinamentale.
Giorni fa sono stato invitato con il consueto garbo dal presidente Violante ad avanzare delle proposte. Sebbene non sia compito mio, proporrei di discutere con sereno realismo su tre argomenti: la durata della custodia cautelare, il ripristino dell'arresto obbligatorio per determinati reati e la maggiore severità nei confronti della recidiva per reati da determinare. Per quest'utimo caso, formulata così, questa diviene più rispettosa dell'idea che ho di un confronto parlamentare aperto, senza pregiudizi e senza riserve di alcun genere.
Io non so, signor presidente, onorevoli colleghi, se - come è stato detto con una certa enfasi - quella di questi giorni sia veramente una sfida della camorra allo Stato. Comunque, posso assicurare che lo Stato con i suoi mezzi ordinari risponderà colpo su colpo, fino ad imporre le ragioni del diritto e il valore della vita umana. Ciò avverrà tanto più sollecitamente quanto più le forze politiche e la società civile sapranno sostenere unite il lavoro difficile, rischioso e altamente meritorio delle Forze dell'ordine.