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29.11.2004

Intervento del Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu alla XXXI Assemblea Generale dell'UPI



Signor Presidente, Signori Delegati,

 ho accolto con particolare piacere l'invito dell'UPI a questa Assemblea, anche perché era ancora vivo il rammarico di non aver potuto partecipare a quella dell'anno scorso.

 Ho ascoltato con attenzione e vivo interesse l'ampia ed equilibrata relazione del Presidente Ria, che ben introduce il dibattito congressuale sui temi oggi cruciali del federalismo e della coesione nazionale.

A lui desidero qui rivolgere un sentito ringraziamento per la chiarezza e lo spirito di collaborazione a cui ha sempre improntato i nostri rapporti.    

Federalismo e coesione sono questioni strettamente collegate, così come lo sono la definizione della nuova fisionomia delle autonomie locali e l'adeguamento dei loro rapporti con il governo centrale e ciò alla luce delle nuove norme del Titolo Quinto della Costituzione, sia di quelle consolidate, sia di quelle che formano oggetto della revisione oggi in corso.

 Come ben sapete la riforma costituzionale e i lavori per la delega sulle funzioni fondamentali e il nuovo ordinamento degli enti locali procedono contemporaneamente: questo fatto ci permette ora di affrontare tutti questi problemi nel loro complesso, correlando armonicamente le varie scelte normative . Questo è un fatto positivo, una occasione da cogliere, dunque se vogliamo veramente dare un esito adeguato all'evoluzione culturale, giuridica e politica che ha condotto all'affermazione dei principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione nella distribuzione dei poteri e delle funzioni amministrative. 

Sono principi-cardine del nuovo assetto costituzionale italiano e  rappresentano anche uno dei tratti fondamentali della  nuova Costituzione Europea che, infatti, considera le Autonomie territoriali come parti integranti dell'identità nazionale di ciascun Paese dell'Unione. 

A questo grande quadro d'assieme dobbiamo fare riferimento per coniugare con equilibrio ed efficacia federalismo e coesione nazionale. In questo quadro le Province italiane si pongono quale "ente intermedio" tra la dimensione locale e quella regionale.

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Sono ben noti i passaggi legislativi che dalla riforma del 1990 ad oggi hanno determinato un progressivo rafforzamento delle Province: la legge "142" che ha disciplinato aspetti fondamentali dell'ordinamento locale in coerenza con i principi costituzionali, lasciando ampi spazi all'autonomia statutaria e regolamentare di Comuni e Provincie; in questa scia si inserisce poi la legge "81" del 1993 sull'elezione diretta dei presidenti di provincia e, più di recente, il decentramento amministrativo avviato nel 1997, che conferisce alla Provincia importanti funzioni prima svolte dalle Amministrazioni periferiche dello Stato.

Sulla base di questi presupposti, la Provincia può svolgere un essenziale ruolo di programmazione per lo sviluppo e la competitività, favorendo la collaborazione tra pubblico e privato e valorizzando i modelli economici locali che sono, tra l'altro, importanti fattori di identità.  

La Provincia, dunque, ha oggi gli strumenti ordinamentali  per svolgere bene il ruolo di '"ente intermedio di area vasta", al quale i principi del nuovo Titolo Quinto offrono ora la necessaria cornice costituzionale.

In questa prospettiva ci siamo posti per individuare le funzioni fondamentali delle Province: ribadite quelle storiche, abbiamo definito le funzioni essenziali per il funzionamento degli enti e  per il soddisfacimento dei bisogni primari delle comunità amministrate, mirando proprio al consolidamento del nucleo di attribuzioni che riguardano segnatamente lo sviluppo economico-sociale, le attività produttive, il territorio, l'ambiente e le infrastrutture. Si tratta di funzioni importanti ed incisive che compongono un quadro ben articolato, nel quale si inseriscono armonicamente i compiti di polizia amministrativa locale.
- Concordo con Walter Veltroni: è indispensabile che comuni, provincie e regioni concordino e definiscano razionalmente le rispettive funzioni di polizia amministrativa, in modo che possano svolgerle al meglio e in perfetta sintonia, nel solo interesse della sicurezza.
- Sarà a questo fine opportuno tener presente che se molti possono essere i soggetti che concorrono a produrre la sicurezza, unica deve essere la polizia nazionale per la sicurezza perché unico è il codice penale, unico il codice di procedura penale, unica l'autorità nazionale di pubblica sicurezza rappresentata dal Ministro dell'Interno.

Riprendendo il filo del discorso voglio sottolineare l'importanza delle disposizioni rivolte a garantire l'esercizio delle funzioni fondamentali in conformità al principio di leale collaborazione tra i diversi livelli di Governo. A questo scopo sono previste specifiche forme di consultazione e di raccordo tra Enti locali, Regioni e Stato, con "luoghi" e modi, sempre più flessibili, di confronto e di composizione delle diverse istanze.

Alla leale collaborazione è improntata, del resto, anche la recente riforma che ha rinnovato le Conferenze permanenti presso le Prefetture-UTG aprendole stabilmente ai rappresentanti degli enti territoriali. Ho cercato così di creare una sede istituzionale al passo con i tempi, idonea a facilitare concretamente confronto e dialogo interistituzionale consentendo la più rapida composizione dei diversi apporti, da quelli tecnico-amministrativi a quelli politico-istituzionali.

La leale collaborazione, con la sussidiarietà, la differenziazione e l'adeguatezza sono i cardini del nuovo sistema di rapporti tra i diversi enti territoriali: è così nello schema di decreto legislativo perché è così nella Costituzione vigente ed anche, con  evidenza persino maggiore, nella riforma in itinere. 

A questo proposito, voglio dire che condivido pienamente la scelta della Camera di non lasciare alcun dubbio sull'autonomia di Province, Comuni e Città metropolitane nell'esercizio delle funzioni amministrative: mai come in questo caso è opportuna una affermazione di principio chiara e netta, che "chiuda" il sistema e lo immunizzi dal virus che più di ogni altro potrebbe minarne l'equilibrio complessivo: il "neocentralismo regionale", una malattia non nuova e che, comunque, va  debellata prima che si aggravi.

Ecco perché trovo opportuna e coerente con la nuova  visione anche la possibilità che Province, Comuni e Città metropolitane ricorrano alla Corte Costituzionale contro leggi regionali ritenute lesive delle proprie attribuzioni. Ovviamente il mio giudizio è favorevole anche per i ricorsi contro leggi dello Stato.  

Dalla collaborazione attiva tra istituzioni dipende, direi in misura decisiva, anche il futuro delle Città metropolitane e delle opportunità che ci vengono offerte da questa formula innovativa di governo del territorio. Opportunità che potremo cogliere appieno solo se sapremo rileggere gli assetti istituzionali ed organizzativi in funzione dei servizi da rendere al  cittadino e delle peculiarità territoriali.

So che l'argomento desta in voi qualche preoccupazione, (e il Presidente Ria se ne è fatto anche oggi interprete), ma credo che tutti dobbiamo fare uno sforzo per affrontarlo con serenità e spirito costruttivo. Potremo così utilizzare bene gli ampi spazi che il nuovo testo costituzionale lascia comunque alla definizione di un modello flessibile, capace di adattarsi alle diverse realtà urbane e territoriali. So che voi intendete offrire un contributo specifico e lo aspetto con grande interesse.

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Come ben evidenzia il tema di questa Assemblea, la coesione è uno dei pilastri del nuovo edificio costituzionale: lo afferma espressamente il testo della riforma e, a livello di legge ordinaria, lo prevedono  anche i criteri per l'esercizio della delega.

In questo spirito, tornerebbe utile la lettura di un saggio sturziano al quale sono particolarmente affezionato: "La Regione nella Nazione" � non contro, e neppure a prescindere dalla Nazione. La cultura autonomistica italiana sarebbe priva di senso politico, se non incorporasse il risorgimento, la costituente e l'idea alta dell'unità nazionale.

La coesione nazionale si impone come valore fondamentale proprio nel momento in cui la Costituzione afferma la pari dignità di tutti gli enti territoriali che compongono la Repubblica ed è comunque un riferimento irrinunciabile per gli equilibri politico-istituzionali del processo federalista;  processo che occorre sempre verificare e tenere in sintonia con l'evoluzione della società.

Devoluzione federale e decentramento politico daranno frutti copiosi se i diversi soggetti istituzionali interpreteranno i rispettivi ruoli con equilibrio e sincera inclinazione al confronto, utilizzando a questo fine tutte le sedi disponibili. Penso, per esempio, ai Consigli regionali delle autonomie locali, e penso anche, sul diverso piano dei rapporti tra governo centrale autonomie locali alla Conferenza Stato-Città.

In proposito, a costo di ripetermi, invito a non trascurare le possibilità offerte dal nuovo articolo 118 della Costituzione votato dalla Camera: se è vero che, da un lato, esso esprime pigrizia intellettuale e politica quando si limita alla sola Conferenza Stato-Regioni, è anche vero, dall'altro, che è certamente scevro da chiusure preconcette, quando consente l'istituzione di altre conferenze fra lo Stato e gli Enti costitutivi della Repubblica.

C'è, dunque, caro Presidente Ria, una via legislativa da esplorare per rilanciare e ampliare la Conferenza Stato-Città ma, aggiungo, nell'attesa è possibile far qualcosa subito: penso a riunioni tematiche dedicate a questioni di grande rilievo e urgenza, come la sicurezza e l'immigrazione; e penso alla valorizzazione delle nuove competenze e alla Conferenza sono state attribuite dalla legge La Loggia. C'è, insomma, una gamma di iniziative possibili sulle quali considero utile avviare una riflessione con le Associazioni rappresentative delle Autonomie.

Proprio nella prospettiva dell'evoluzione in senso federale, l'esigenza di mantenere l'equilibrio generale del sistema e la coesione nazionale troverebbe risposta anche nel rafforzamento della Conferenza, in quanto sede di confronto e di composizione delle istanze dei diversi  livelli di governo.

A questi stessi fini, vi è un altro aspetto che reputo fondamentale e voglio richiamare: la disponibilità di strumenti che consentano di rilevare  puntualmente, sulla base di parametri obiettivi e uniformi, la situazione economica e finanziaria degli enti locali ai fini della perequazione, la  quale, come ben sapete, è funzione dello Stato posta a presidio proprio della coesione nazionale  e di un federalismo veramente solidale.

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Nessuno può sottrarsi all'impegno di collaborare alla realizzazione di un così grande disegno di riforma e di operare concretamente nel proprio ambito.

Per quanto mi riguarda, il primo obiettivo è la definitiva messa a punto del testo del decreto legislativo. Un testo che, come ho detto e  confermo, considero "aperto" ai contributi e ai miglioramenti che potranno venire dalle varie occasioni di confronto previste dalla legge di delega, con particolare riguardo, com'è naturale, al confronto decisivo che si svolgerà nella sede sovrana del Parlamento.

Nel rinnovare il mio più vivo ringraziamento all'Upi ed ai suoi vertici ed, in particolare, al Presidente Ria, per aver sempre assicurato il proprio contributo, all'impegno comune anche e,direi, soprattutto quando questo è stato lealmente critico. Voglio assicurarvi che, da parte mia non mancheranno mai l'attenzione, l'ascolto e la volontà di collaborazione sui problemi delle Province.

Con questi sentimenti che vi ringrazio per l'attenzione e vi rivolgo il mio più cordiale augurio di buon lavoro.