Home  |  Sala Stampa  |  Interventi e interviste  |  Intervento del Ministro Pisanu all'inaugurazione dell'anno accademico 2004-2005 della S.S.A.I.

Interventi e interviste

Interventi - Altri ministri e sottosegretari precedenti

14.12.2004

Intervento del Ministro Pisanu all'inaugurazione dell'anno accademico 2004-2005 della S.S.A.I.



INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO 2004-2005
DELLA SCUOLA SUPERIORE DELL'AMMINISTRAZIONE DELL'INTERNO

14 dicembre 2004

 

Intervento del Ministro dell'Interno
On. Giuseppe Pisanu

 

 Autorita', Funzionari dell'Amministrazione dell'Interno, Docenti,
saluto molto cordialmente l'illustre predecessore Enzo Scotti e ringrazio subito il Professor Josè Esquinas-Alcàzar per la sua ampia ed interessante prolusione, che ci ha introdotto in  uno scenario inconsueto per il nostro lavoro quotidiano e, tuttavia, di grande attualità e assai interessante, perché ci induce a riflettere su temi e problemi che sono decisivi per l'organizzazione del nostro futuro.
 Grazie ancora, professore.
 Mi dicono che sono presenti in sala alcuni funzionari della Serbia e del Montenegro: li saluto molto cordialmente, augurando loro una settimana  di proficuo soggiorno qui alla Scuola Superiore del Ministero dell'Interno.
E, naturalmente, ringrazio con la cordialità di sempre il prefetto Troise Zotta per la sua ampia e dettagliata relazione sull'attività svolta dalla Scuola nell'anno che sta per concludersi e sulle prospettive per il 2005.
L'inaugurazione dell'Anno Accademico offre un'occasione quanto mai propizia per rivedere nell'insieme il lavoro dell'anno ormai trascorso e gettare lo sguardo sulle cose da fare nel prossimo. Il tempo che ho a disposizione non mi consente di fare neppure un consuntivo di massima sull'attività trascorsa. Un consuntivo che per il Ministero dell'Interno sarebbe - se mi è consentito dirlo -certamente soddisfacente, soprattutto per quanto riguarda i risultati colti sul campo dalle nostre gloriose Forze dell'ordine e dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
 Proprio oggi piangiamo la perdita di un Carabiniere nell'adempimento del suo servizio.
 Auguriamoci che mai nessuno, in nessun momento, dimentichi il tributo di fatica, di sacrificio e di sangue che le nostre Forze dell'ordine pagano continuamente alla sicurezza e alla stabilità democratica del nostro Paese.
Come stavo dicendo, il tempo che ho a disposizione mi consente soltanto di soffermarmi brevemente su quelle che saranno le principali linee di azione del Ministero dell'Interno nel 2005.
Poc'anzi, in parte, le ha evocate il Prefetto Zotta. Io le puntualizzo, sottolineando che in continuità con il lavoro svolto nell'ultimo biennio ho individuato per l'anno prossimo 5 priorità:
 la prima è il contrasto al terrorismo interno e internazionale e a tutte le forme di criminalità organizzata con particolare riguardo a quelle di stampo mafioso;
 la seconda è il contrasto all'immigrazione clandestina e il sostegno ai Paesi di origine e di transito dei flussi migratori;
 la terza  è il potenziamento del sistema di difesa civile;
 la quarta lo sviluppo della coesione sociale, che è condizione indispensabile per un'ordinata convivenza civile;
 la quinta è la semplificazione amministrativa per il migliore impiego delle risorse umane e finanziarie.
Per contrastare il terrorismo e la criminalità organizzata occorre proseguire nel rafforzamento del sistema nazionale di sicurezza e ordine pubblico. Seguiremo perciò le direttrici già tracciate del coordinamento interforze e della prevenzione generale, facendo riferimento costante al modello che si viene via via consolidando della sicurezza partecipata.
Preciso che nel contrasto al crimine organizzato alzeremo la mira, non soltanto sulla mafia, la camorra, la �ndrangheta e la nuova criminalità pugliese, ma anche sulle mafie di importazione (la russa, la cinese, l'albanese e così via), ben sapendo che ormai il crimine organizzato, salvo in alcuni casi, ha una dimensione internazionale, non restringibile ai confini nazionali. Ciò impone lo sviluppo di una cooperazione internazionale che è sempre più intensa e alla quale abbiamo dedicato nel corso dell'anno particolare impegno, sottoscrivendo o perfezionando vecchi accordi di contrasto al crimine organizzato, al traffico di droga e di esseri umani.
Sul piano interno fondamento dell'intero sistema è l'attività di presidio e di controllo del territorio, uno strumento decisivo e particolarmente efficace anche nei confronti dei reati predatori e di tutte quelle forme di criminalità diffusa che offendono la pacifica convivenza civile, destando spesso vasto allarme sociale.
In questo ambito, perciò, saranno privilegiati:
 la progressiva estensione dei piani coordinati con particolare riferimento al piano di interconnessione delle sale operative della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri;
 l'installazione di sistemi di video sorveglianza nelle aree urbane;
 lo sviluppo del servizio di poliziotto e carabiniere di quartiere, una figura di straordinaria efficacia che ha avuto tanto consenso presso la pubblica opinione e che continueremo ad introdurre fino a realizzare l'obiettivo che ci siamo assegnati di portare il poliziotto e il carabiniere di quartiere in tutte le città italiane al di sopra di 30mila abitanti, in ragione di 1 ogni 10mila abitanti entro il 2006;
 infine, il potenziamento dei sistemi di controllo sui territori "virtuali"  di  internet - diventati il luogo di crescenti e allarmanti attività criminali - e su quelli "mobili" del trasporto aereo, marittimo, ferroviario. 
Particolare impegno dovrà essere posto per mantenere gli elevati livelli già conseguiti in due settori assai diversi tra loro ma entrambi di grande rilevanza strategica:  la cooperazione internazionale di polizia e l'attuazione del P.O.N. per la sicurezza nel Mezzogiorno, con il pieno utilizzo del fondi comunitari. Mi permetto a questo proposito di sottolineare che il P.O.N. sicurezza per il  Mezzogiorno, presentato dal nostro Paese, è diventato un modello per tutta l'Europa ed è stato realizzato con tale tempestività da farci riscuotere le premialità previste in questi casi.
Anche nel 2005 l'Amministrazione dell'Interno si impegnerà prioritariamente nel contrasto all'immigrazione clandestina e alle organizzazioni criminali che la sfruttano spietatamente, nonché al contrasto degli odiosi reati che sono più direttamente collegati a questo fenomeno: in primo luogo il traffico di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione.
 A questo fine, occorre innanzitutto rafforzare i sistemi di controllo alle frontiere esterne dell'Europa, in coerenza  con le iniziative promosse durante il semestre di Presidenza italiana, che, com' è noto, ci hanno condotto, tra l'altro, alla istituzione dell'Agenzia Europea delle Frontiere, la quale entrerà in funzione il primo maggio dell'anno prossimo. Più in generale, anche in questo campo dovrà essere mantenuto alto il livello della cooperazione internazionale di polizia ed anche su questo tema il semestre di Presidenza italiana ha dato indicazioni che poi sono state raccolte diventando patrimonio comune. Penso, per esempio, alla istituzione delle squadre investigative miste, alla creazione di una task force dei capi di polizia, e così via enumerando.
Nel contempo, si dovranno realizzare gli interventi di sostegno ai Paesi di origine e di transito dei flussi migratori per creare lì occasioni di lavoro e migliori condizioni di vita utilizzando a pieno tutte le opportunità che sono offerte dal fondo comunitario denominato "AENEAS". Anche qui non vi sembri presuntuosa l'affermazione "si tratta di un fondo costituito su iniziativa italiana".
Sul piano interno la completa attuazione della legge Bossi-Fini dovrà essere accompagnata dalla progettazione di strutture polifunzionali per l'immigrazione,  che sono necessarie per la efficace gestione di tutte le attività amministrative legate all'immigrazione, all'asilo, alla assistenza umanitaria.
 So benissimo che ci sono resistenze crescenti contro la creazione di queste strutture, resistenze alimentate soprattutto dai movimenti no global e anche da gruppi politici estremisti presenti in Parlamento.
Voglio chiarire bene qui che le strutture che noi vogliamo creare sono dei luoghi preposti ad interventi necessari di accertamento nei confronti di immigrati clandestini rintracciati sul territorio nazionale, all'espletamento delle pratiche previste per le commissioni territoriali d'asilo, all'espletamento delle pratiche di giudizio per le proposte di espulsione dal territorio nazionale, all'assistenza umanitaria da prestare a clandestini individuati o rintracciati sul territorio nazionale.
 A coloro che si oppongono a queste strutture, soprattutto quando si tratta non di gruppi politici estremisti ma di istituzioni locali, dico chiaramente che se rifiutano  queste strutture devono anche dichiarare alle loro opinioni pubbliche che i clandestini rintracciati sono liberi di scorazzare come vogliono nel loro territorio, alimenta così due fenomeni per diversi aspetti egualmente tragici:  il mercato turpe del lavoro nero e la prestazione di manovalanza alla criminalità comune.
Non è un caso che il 90% della popolazione carceraria extracomunitaria in Italia è costituita da immigrati clandestini. E allora dicano i Presidenti di Regione riottosi, dicano i Presidenti di Provincia, dicano i Sindaci contrari ai centri polifunzionali per l'immigrazione che il loro territorio è lasciato a pascolo abusivo degli immigrati clandestini.
          Noi, in compenso, ci prenderemo la responsabilità di comunicare che in quei territori l'azione di contrasto delle Forze di polizia all'immigrazione clandestina sarà per forza di cose meno incisiva.
 Il potenziamento del sistema di difesa civile riguarderà in particolare gli interventi e le attività, per tanti aspetti nuove, in materia di rischio nucleare, batteriologico, chimico, radiologico.
          Non voglio con questo accenno suscitare allarmi fuori luogo, tuttavia dobbiamo tener conto che questa è una delle componenti più preoccupanti dell'allarme terrorismo internazionale e dobbiamo dunque tenerla presente, preparandoci in maniera adeguata a fronteggiare ogni evenienza.
Ai fini della massima efficienza delle attività di soccorso pubblico, dovranno anche essere proseguiti gli interventi di riorganizzazione e potenziamento logistico-operativo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco dando impulso, soprattutto, a forme di cooperazione internazionale e interistituzionale in tema di prevenzione, formazione e soccorso tecnico.
 Voglio dire che su questa materia non siamo certamente agli inizi: abbiamo acquisito valide esperienze, abbiamo acquisito tecnologie avanzate, affrontato sperimentazioni di avanguardia che ci mettono sicuramente a livello dei maggiori Paesi europei. Anche per questo dobbiamo dare atto dell'impegno, della professionalità, dello spirito di sacrificio dei nostri Vigili del Fuoco.
 Dovrà, infine, essere portato a compimento il programma di adeguamento degli standard di sicurezza alle norme ICAO dei nostri aeroporti; problema anche questo in parte non risolto soltanto per carenze di carattere finanziario e non certo per inadempienza delle strutture del Ministero dell'Interno.
In molte zone del Paese vengono in evidenza realtà sociali ed economiche che rendono sempre più necessarie concrete politiche di coesione. Politiche nell'ambito delle quali, io credo, c'è ampio spazio per l'iniziativa del  Ministero dell'Interno e, soprattutto, delle nostre Prefetture. Si pensi al lungo e difficile processo di integrazione degli immigrati regolari, si pensi al degrado sociale ed economico delle aree più esposte alla penetrazione della malavita organizzata.
Perciò la nostra Amministrazione e in particolare, come ho detto, le nostre Prefetture - Uffici Territoriali di Governo, sono chiamate a contribuire allo sviluppo della coesione sociale soprattutto attraverso la mediazione interistituzionale tra processi economico-sociali, da un lato, e Stato, istituzioni locali e comuni, autonomie locali dall'altro.
 Questa esigenza è avvertita soprattutto nel Mezzogiorno, dove la disgregazione economico-sociale  di aree marginali, ed anche di ampie zone di grandi  città come Napoli, fanno registrare una carenza ormai storica di mediazione politica, per cui i processi sociali sboccano subito, quasi immediatamente, in manifestazioni di violenza crescente, di conflittualità sociale, quando non preparano il terreno a manifestazioni criminali vere e proprie.
 Ora, in questo caso, il ruolo di mediazione del Prefetto tra problemi sociali in ebollizione e disorientamento delle istituzioni locali si è rivelato prezioso. Oggi nella città di Napoli, nel tumulto delle polemiche, non c'è un solo soggetto politico-istituzionale che non riconosca la terzietà della Prefettura, il ruolo di garanzia che essa può svolgere nel comporre e armonizzare tutti i contributi che possono essere dati alla soluzione dei problemi sociali e al fronteggiamento delle situazioni di emergenza.
 Per questo ho appreso con vero piacere, caro prefetto Zotta, la notizia della lezione che domani il Professor De Rita terrà qui proprio sull'argomento.
La nostra iniziativa dovrà dunque privilegiare i progetti rivolti alla conoscenza del territorio e delle diverse realtà sociali, con particolare riguardo alla interpretazione tempestiva dei "segnali deboli", dei primi segnali di emergenza sociale.
E questo va fatto anche al fine di sviluppare tutte le iniziative che sono necessarie per garantire i livelli essenziali delle prestazioni pubbliche soprattutto da parte delle organizzazioni periferiche dello Stato alle quali più direttamente, più autorevolmente, le Prefetture possono rivolgere la loro attenzione.
 In questa ottica, particolare impegno sarà riservato anche alle iniziative in favore del dialogo interreligioso ed alla reciproca conoscenza tra culture diverse, evitando, ovviamente, che lo Stato entri nel merito del dialogo e preoccupandosi  solo di promuoverlo, perché dialogando persone di diversa religione e di diversa cultura imparano a conoscersi, a rispettarsi reciprocamente e a convivere pacificamente.
In questo senso il dialogo interreligioso può rivelarsi, certo non nel breve ma sicuramente nel medio periodo, uno strumento assai efficace di coesione sociale.
L'attuazione delle priorità che ho appena indicato risulterà tanto più agevole quanto più estesa ed incisiva sarà la semplificazione amministrativa per il miglior impiego delle risorse umane, e ciò in conformità delle linee programmatiche del Governo che, come è noto, tendono a contenere e razionalizzare la spesa pubblica, a migliorare la qualità dei servizi e ad esaltare l'utilizzazione della comunicazione e della formazione come leve efficaci per il cambiamento.
 In questa logica occorrerà dedicare tempo, attenzione e impegno al progetto sul controllo di gestione per i Dipartimenti e le Prefetture-UTG, venti delle quali sono già all'opera in una sperimentazione piuttosto avanzata.
  D'altra parte è necessario affinare i meccanismi di rilevazione per individuare le criticità gestionali e le cause di ogni eventuale scostamento tra obiettivi e risultati.


Concludendo voglio sottolineare, proprio qui in questa Scuola d'Amministrazione, che l'innovazione amministrativa può avere successo solo se accompagnata da una forte ed omogenea spinta culturale.
 Ecco perché ritengo fondamentale un approccio coordinato ai problemi della formazione in  modo da mettere a sistema le diverse iniziative, rendendole coerenti e quanto più possibile fruttuose.
 Il terreno da arare è davvero vasto e anche per questo, nel dichiarare aperto il nuovo Anno Accademico della Scuola Superiore dell'Amministrazione dell'Interno che si appresta a compiere il suo 25° anno di età, e a compierlo felicemente, rivolgo al Prefetto Zotta, ai suoi collaboratori e ai docenti, il mio augurio più sentito di buon lavoro.
E poiché le festività di fine anno sono ormai prossime, consentitemi di trasformare questo augurio anche in un sincero e cordialissimo Buon Natale a tutti.