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Interventi e interviste

2010 - Interviste - Ministro Roberto Maroni (08.05.2008-16.11.2011)

15.12.2010

Maroni: «Poteva esserci il morto. Fermati i professionisti della violenza»

Intervista del ministro dell'Interno al Corriere della Sera

 
Intervista di Fiorenza Sarzanini

ROMA - Alle 19, mentre i telegiornali trasmettono le immagini della guerriglia che ha assediato Roma per tutto il pomeriggio, Roberto Maroni telefona al questore di Roma. Esprime «vicinanza e solidarietà per i contusi», ma soprattutto «apprezzamento per l'equilibrio e l'oculata gestione dimostrata in tutte le fasi della manifestazione».

Ministro, vuole far credere che lei è soddisfatto?
«Non potrei esserlo, di fronte a questi filmati. Ma posso e voglio dire che è andata bene».

Il centro di Roma è stata assaltato. Ci sono stati mezzi blindati in fiamme e più di quaranta feriti tra manifestanti e forze dell'ordine.
«Poteva esserei il morto. Questo lo dico senza timore di essere smentito. Le notizie che avevamo nei giorni scorsi ci dicevano che oltre un migliaio di persone era determinato ad assaltare la Camera e il Senato durante il voto di fiducia al governo per bloccare i lavori».

E voi avete ritenuto di blindare i palazzi lasciandoli liberi di assaltare via del Corso e piazza del Popolo?
«È stato predisposto un piano per mettere in sicurezza i luoghi delle istituzioni e le persone. I dettagli tecnici spettano ai responsabili dell'ordine pubblico, ma queste erano le disposizioni che avevo dato. Qui non siamo di fronte a gente per bene, non sono studenti e operai che manifestano dissenso. Qui ci troviamo di fronte a 2.000 persone - la maggior parte provenienti dai centri sociali - che entrano in un corteo di 20.000 con una violenza capace di scatenare il finimondo».

A vederli in azione sembravano alcune centinaia e comunque sono riusciti ad aggredire le forze dell'ordine, violando la zona che doveva essere interdetta.
«A chi mi critica chiedo: in alternativa dovevamo usare i carri armati? Non voglio immaginare a che cosa sarebbe accaduto se anche a Roma, proprio come a Londra, avessero assaltato le sedi istituzionali e l'auto della famiglia reale».

Non è vero che li avete lasciati fare, proprio come era accaduto a Genova durante il G8?
«Assolutamente no e infatti non ci sono state né vittime, né feriti gravi come invece guesti criminali avrebbero voluto. È inutile girarci intomo, si tratta di delinquenti che vanno fermati, professionisti della violenza che non sono più tollerabili. Su questo bisogna adesso intervenire con decisione».

Come?
«È una riflessione che va fatto a livello politico coinvolgendo gli enti locali. Si devono attivare verifiche sui luoghi dove queste persone si riuniscono, sgomberare gli edifici occupati abusivamente».

Lei sta pensando di chiudere i centri sociali?
«Io voglio fare tutto ciò che serve per fermare questi delinquenti. È terrorismo urbano e non può essere tollerato anche perché ci sono prossime scadenze che possono diventare l'occasione per nuove violenze».

Si riferisce alle proteste annunciate in vista dell'approvazione al Senato della riforma universitaria?
«Esattamente. Se andrà tutto come previsto, tra una settimana potremmo ritrovarci nella stessa situazione di queste ultime ore. Ma non possiamo consentirlo. L'avevo già detto quando un centinaio di persone riuscì a varcare il portone del Senato. Da allora, e sono trascorse appena due settimane, c'è stata una pericolosa escalation. È una spirale che va fermata al più presto».

Ieri il governo ha ottenuto la fiducia. Adesso che cosa succede?
«Per ora ci godiamo la vittoria. Silvio Berlusconi ha accettato la prova di forza di Gianfranco Fini e l'ha vinta».

Esultate per tre voti?
«No, anche perché non abbiamo alcuna intenzione di finire come il governo Prodi. Però abbiamo dato una grande dimostrazione di compattezza. Ora vedremo. La Lega ha sempre detto che bisognava andare a votare, ma è stata leale con Berlusconi e ha accettato il suo tentativo per allargare la maggioranza».

Pierferdinando Casini ha già detto che l'Udc non entrerà nel governo.
«Vedremo. Diamo tempo al presidente del Consiglio fino agli inizi di gennaio. Dopo le festività prenderemo una decisione. Ma la pregiudiziale deve essere chiara: l'Udc che aveva votato contro il federalismo fiscale deve pubblicamente approvarlo. Altrimenti non se ne fa nulla, anche tenendo conto che si tratta di uno dei partiti che ha perso le elezioni».

E Fini?
«Per scelta politica non chiederò le sue dimissioni da presidente della Camera. Diverso è il mio giudizio personale, anche tenendo conto che da quattordici anni non accadeva che sullo scranne più alto di Montecitorio sedesse un esponente dell'opposizione. Voglio solo evidenziare una stranezza di questa stranissima situazione: l'ufficio di presidenza ha una composizione che penalizza la maggioranza. Sono tre contro due con la prevalenza di chi è contro il governo. È una circostanza istituzionalmente inaccettabile».



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