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Interventi e interviste

Interviste - Ministro Roberto Maroni (08.05.2008-16.11.2011)

13.12.2008

Maroni a scuola da Giuliani «Così importerò in Italia la tolleranza zero»

Intervista al quotidiano La Repubblica

Intervista di Mario Calabresi

«Sono venuto per studiare il modello di sicurezza urbana di New York, basato sul concetto della tolleranza zero, un modello che vogliamo applicare in tutte le città italiane». Roberto Maroni cammina per Manhattan con un giubbotto di pelle e parla senza sosta: ha passato la mattina nella centrale operativa della polizia di New York con Ray Kelly, che da sette anni comanda i 38mila agenti in servizio in cillà.
 «Hanno un controllo del territorio totale, una catena di comando chiara e banche dati incredibili e condivise tra tutti. Hanno uno schermo immenso con la mappa di tutta la città e una luce per ognuno dei 76 distretti di polizia: se sono in difficoltà si accende una luce gialla, ma se diventa rossa devono accorrere i rinforzi. Ad ogni chiamala il computer evidenzia l'area interessata e sui video appaiono dati e statistiche del palazzo da cui è partita la chiamata: se ci abitano pregiudicati, se ci sono stati omicidi, furti o stupri. La banca dati è comune con Fbi e Cia e ogni informazione viene mandata alla pattuglia in servizio perché sappia cosa può trovarsi davanti. E' chiaro che questo è l'esempio da seguire».
 
Il ministro dell'Interno italiano è venuto negli Stati Uniti per studiare la polizia di New York e le tecniche di antiterrorismo dell'Fbi e torna a casa con questa idea in testa: «Il potere anche da noi deve essere dato sempre di più ai sindaci, la città deve essere controllata dalla polizia locale, che dipende da lui». Su un unico punto non è d'accordo con il sindaco di New York Michael Bloomberg e con Silvio Berlusconi: la caccia ai graffitari. Maroni, un passato da "writer" non ha nessuna intenzione di fare crociate contro chi disegna i muri con le bombolette spray.
 
Che bisogno abbiamo in Italia della tolleranza zero? 
«Nel nostro Paese c'è una percezione comune e diffusa che ci sia troppa insicurezza e che la criminalità sia tollerata e ciò aumenta la paura dei cittadini. La sinistra ha perso le elezioni su questo, nonostante alla fine del 2007 e all'inizio del 2008 i crimini fossero diminuiti. Ma hanno pagato la percezione negativa dell'indulto e il boom di reati che aveva creato». 

Detta così sembra un'operazione di immagine per non perdere consensi? 
«No, non è uno spot: esiste un vero problema di criminalità urbana che va affrontato, soprattutto nelle grandi città dove abitano i soggetti deboli come gli anziani e le persone sole, e dobbiamo sbrigarci perché uno degli effetti della crisi economica sarà un aumento dei reati e dobbiamo aumentare il lavoro di prevenzione. Lanciando il progetto tolleranza zero vogliamo dare un segnale forte ai cittadini e da New York torno con cinque punti che voglio applicare in Italia».
 
Priorità numero uno?
«Una chiara catena di comando, sopra tutti c'è il sindaco e da lui dipende il capo della polizia locale. Qui è il primo cittadino che individua i punti caldi sui quali intervenire e stabilisce le regole della convivenza civile, la responsabilità è sua e per questo continueremo a insistere perché in Italia abbia più potere».

È il modello del sindaco 'sceriffo' alla Rudolph Giuliani. 
«Quella dello sceriffo è una polemica tutta romana di una parte della sinistra, basti pensare che i primi quattro sindaci ad aver utilizzato il potere di ordinanza che gli abbiamo dato sono stati Cacciari, Cofferati, Chiamparino e Domenici e sono tutti del centrosinistra. E abbiamo appena raggiunto quota 500 ordinanze su prostituzione, spaccio di droga e contraffazione».

Il suo secondo punto?
«Ci vuole una centrale operativa unificata in ogni città, non possiamo continuare ad averne quattro o cinque - carabinieri, polizia, vigili del fuoco, vigili urbani e emergenza sanitaria - che si sovrappongono e non comunicano tra loro. E l'Europa ci continua a chiedere un numero di emergenza unificato. La terza cosa è una netta distinzione di competenze e una definizione chiara dei ruoli: basta con le inutili sovrapposizioni, per farlo ci vuole un coordinamento più rigido ed efficace che stabilisca in modo preciso cosa devono fare polizia, carabinieri e polizia locale».

Cos'altro dovremmo copiare secondo lei?
«Dobbiamo cambiare i metodi usali nel sequestro dei beni. Non possiamo continuare a riempire parcheggi di auto confiscate e far passare anni prima di deciderne il destino. Alla fine sono da rottamare e lo Stato ha speso cifre esorbitanti per tenerle parcheggiate. Qui si decide subito se venderle o darle in utilizzo alle forze dell'ordine. In tutti i casi di sequestro, che siano case, aziende o beni della mafia bisogna cominciare ad agire con pragmatismo ed efficienza. L'ultima cosa è capire che da noi tolleranza zero significa bloccare subito il degrado, non lasciare che si creino campi nomadi abusivi o che il centro delle città diventi dormitorio .per immigrati illegali. Intervenire subito e In modo tempestivo».

Vorrebbe esportare il metodo newyorkese alla lettera?

«No c'è una cosa che non voglio copiare: la tolleranza zero contro i granili sui muri. Io sono slato un graffitaro e come Bossi rimango dell'idea che i muri sono i libri dei popoli».

Qui il sindaco Bloomberg ha creato una task-force che va a caccia di ragazzini con la bomboletta spray, l'esempio che Berlusconi vorrebbe seguire...
«No, io sono più tollerante, si può pensare di regolamentare ma non di vietare, per questo ho bloccato la proposta di mandare in galera i graffitari. Nelle nostre città è pieno di muri grigi e tristi come di vecchie fabbriche o caserme in disuso dove si potrebbe concedere libertà di graffito. La mia idea è che anche su questo dovremmo lasciare ai sindaci di decidere dove si può fare e dove no ma niente divieti assoluti».