Home  |  Sala Stampa  |  Interventi e interviste  |  Il sottosegretario Mantovano «Potrebbero preparare anche attacchi più gravi»

Interventi e interviste

2010 - Interviste - Sottosegretario Alfredo Mantovano (08.05.2008-16.11.2011)

24.12.2010

Il sottosegretario Mantovano «Potrebbero preparare anche attacchi più gravi»

Intervista del sottosegretario Mantovano al quotidiano Libero

Intervista di Roberta Catania

Sottosegretario Alfredo Mantovano, secondo lei è credibile la pista anarchica per i plichi esplosi nelle due ambasciate a Roma?
«È la più accreditata per una serie di elementi oggettivi. I plichi esplosivi sono da sempre una caratteristica degli anarchico-insurrezionalisti. E poi occorre tenere conto della vicinanza al Natale, periodo in cui colpirono già nel 2003 con il pacco bomba arrivato a Romano Prodi, che all'epoca era a capo della Commissione europea».

Gli obiettivi scelti, l'ambasciata svizzera e quella cilena, con quali criteri sono stati scelti?
«L'individuazione degli obiettivi è un altro elemento che rafforza l'ipotesi che gli autori degli attentati siano gli anarchici. Riguardo la sede diplomatica elvetica bisogna ricordare che la collaborazione con le nostre forze di polizia e la magistratura italiana ha portato all'arresto di loro aderenti in Svizzera. Perciò il plico bomba potrebbe essere letto come una "punizione". Invece l'ambasciata cilena, vista come simbolo di questo Stato, potrebbe essere stata colpita per vendicare la morte di Mauricio Morales, attivista anarchico morto nel maggio del 2009 mentre trasportava dell'esplosivo».

È un problema italiano o ci sono legami con i precedenti greci?
«Questi attacchi non sono un'esclusiva dell'Italia. La serialità richiama quanto già accaduto in Grecia, ma non credo che ci sia una "centrale operativa" che prende decisioni. Più che altro esistono obiettivi comuni, come le carceri, i centri di immigrati, i simboli della riforma dei mercati del lavoro e le istituzioni. Quello che è successo a Roma, negli ultimi dieci anni è accaduto con caratteristiche ripetitive in vari paesi d'Europa».

I plichi bomba, buste gialle con una piccola carica esplosiva, sono il massimo che gli anarchici riescono a fare o è un modo per tastare il terreno per azioni più gravi?
«Non si può sottovalutare quello che è accaduto a Roma. Il funzionario dell'ambasciata elvetica rischia una mano e anche il dipendente cileno è rimasto seriamente ferito. Comunque quello dei plichi esplosivi è il loro modo di manifestarsi. Anche se fino ad ora non hanno compiuto azioni più forti non significa che gli anarchici non siano in grado di farlo. Per questo l'attenzione va tenuta alta».

I servizi segreti avevano già segnalato qualcosa?
«L'Intelligence segnala e descrive periodicamente le sigle che nascono e quelle già esistenti. C'è una mappatura costante. Nelle informative riservate il collegamento con il Cile è indicato in lungo e in largo, proprio per via dell'episodio di Morales».
 
Questi gruppi godono di appoggi politico-sociali? 
«Direi proprio di no. Sono articolazioni esteme a qualunque settore politico, anche il più estremo. Questo loro modo di agire è una forma di reclutamento indirizzata a un'area dell'antagonismo».

Su un plico esploso si legge il mittente, "Associazione internazionale dalle Alpi alle Ande". Secondo lei,il fatto che l eAlpi siano in Svizzera e le Ande in Cile può essere un gioco di parole per indicare gli obiettivi?
«Il collegamento è nella tipologia dei plichi e nell'individuazione degli obiettivi. Il messaggio scritto sulla busta indica che possono agire da una parte all'altra del mondo, anche con un oceano in mezzo».



Scarica i documenti