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Notizie

2008

31.12.2008

«Nel 2009 cesseranno gli sbarchi clandestini»

Intervista del ministro Maroni al quotidiano Libero

Maroni: «Lavoreremo con la Libia. Preoccupato per i contatti tra estremisti islamici e no global»

Intervista di Gianluigi Paragone

«Nel 2009 gli sbarchi dalla Libia verso Lampedusa cesseranno. Non è una promessa, è un impegno. Esattamente come fu smantellato il traffico dall'Albania, così voglio metter fine al racket degli sbarchi dalle coste libiche».

I pensieri di fine anno del ministro Roberto Maroni sono tutti per quel maledetto varco di Mediterraneo da dove entrano i disperati dell'Africa. Un varco che appesantisce le statistiche sugli ingressi clandestini in Italia. «Il saldo totale tra entrati e usciti è positivo; tra l'altro 15mila rom, soprattutto dai campi di Roma e Milano, hanno lasciato spontaneamente il nostro Paese per evitare il censimento. Però sugli ingressi illegali il segno è negativo. E gli sbarchi a Lampedusa pesano molto».

Che fine ha fatto l'accordo con la Libia? Anzi, gli accordi visto che proprio un anno fa l'allora ministro Amato ne siglò uno col governo di Tripoli.
«Ricorda bene, perché la soluzione è proprio in quell'accordo lì che prevedeva il pattugliamento delle coste libiche con sei motovedette italiane condotte da personale libico».

Perché non è stato messo in pratica?
«Me lo spiegò l'ambasciatore libico in uno dei miei primi incontri da ministro. Mi disse: per attuare quell'accordo, il governo italiano deve 1) realizzare la famosa autostrada; 2) darci una mano per controllare le nostre frontiere del Sud, che corrono in trecento chilometri di deserto. Toccò così a Berlusconi, in estate, rassicurare il Colonnello Gheddafi in tal senso. Per quanto riguarda il controllo del territorio sarà una società di Finmeccanica, la Selex, a fornire i radar e altre apparecchiature elettroniche d'avanguardia».

Quell'accordo è del 30 agosto. Da allora gli sbarchi non si sono mai fermati...
«È vero, per questo sono tornato più volte alla carica affinchè si desse esecuzione all'intesa. Ci aspettavamo uno stop degli sbarchi col periodo invernale (di solito accadeva cosi), invece gli sbarchi non si sono fermati, anzi sono proseguiti con un flusso insolito, fatto solo di malati, bambini, donne incinte».

Pensa a un segnale politico del governo di Tripoli?
«No. Il ministro Frattini mi ha assicurato che l'omologo libico gli ha promesso il massimo impegno fin da subito. Ecco perché dobbiamo attuare l'accordo alla svelta e mettere a disposizione dei militari libici le sei motovedette. I fondi ci sono, le motovedette anche e c'è pure l'ok libico. Direi che stavolta ci siamo».

Mi dia una data.
«Entro la fine di gennaio il pattugliamento partirà e noi avremo risolto il problema, esattamente come accade con Egitto, Tunisia, Algeria e Marocco. Le navi non arriveranno più nelle acque italiane ma verranno fermate in quelle libiche. E anche la comunità di Lampedusa avrà finito di soffrire».

Intanto si lamenta, perché lei ha piazzato di un Centro di Identificazione ed Espulsione temporaneo. Un ex Cpt, per intenderci. Che va ad aggiungersi al centro di prima accoglienza. Mi dicono che non siano molto contenti.
«Lo so. Lunedì 5 gennaio andrò a Lampedusa per incontrare l'amministrazione e la comunità locale, voglio spiegare loro cosa stiamo facendo per risolvere l'emergenza. L'identificazione sta già dando i risultati sperati, nel senso che le espulsioni sono effettive. Stasera (ieri sera per chi legge, ndr) parte un primo di volo di rimpatrio verso l'Egitto con 35 egiziani a bordo. A Lampedusa, in tutto, ce ne sono 164».

Il problema è quando non si conoscono né l'identità né la provenienza.
«Ormai è un problema in fase di superamento. Le faccio un esempio: nel Cie di Lampedusa sono stati censiti 1192 immigrati clandestini, per un totale di 16 nazionalità di provenienza. Solo di 331 non si sa da dove arrivino. La vera questione da risolvere riguarda i sedicenti minori e voi sapete che i minori non possono essere espulsi. Dei 164 egiziani di cui dicevo, 143 avevano sostenuto di essere minorenni; in quei casi si procede a un esame radiologico per risalire all'età».

Poi ci sono i richiedenti asilo e i soggetti vulnerabili quali i disabili, le donne incinte, gli anziani...
«Per costoro non vale l'espulsione. I richiedenti asilo ti dicono l'identità e la provenienza. Per esempio, a Lampedusa sono arrivate 257 persone dalla Nigeria e dal Corno d'Africa. Ci stiamo impegnando per velocizzare l'accertamento delle condizioni per lo status di rifugiato».

Ma l'Europa dov'è? È possibile che manchi una politica rigorosa sul controllo dell'immigrazione?
«Una politica c'è ma, per quanto riguarda l'area del Mediterraneo, ha fallito. Il 13 gennaio mi vedrò coi colleghi di Malta, Cipro e Grecia - tutti paesi che subiscono un'immigrazione selvaggia dalla Libia e dalle aree del Maghreb - per stilare un documento comune da discutere in Europa, alternativo al programma Frontex».

Ministro, cambiamo... traffico. Da quello degli esseri umani a quello della droga. I dati dicono che il business della cocaina è impressionante, il grosso arriva dal Sudamerica, è cosi?
«Confermo. In Italia una delle principali porte d'accesso è il porto di Gioia Tauro, un colabrodo che metteremo presto in sicurezza con un massiccio intervento di sorveglianza. Pensi che la sfacciataggine della mafia calabrese è arrivata al punto che sono i clan a smistare i container delle navi, nottetempo. La 'ndrangheta ha chiuso un accordo in esclusiva con i sudamericani per la gestione della cocaina in ltalia».

La risposta dello Stato?
«Il contrasto della polizia e delle altre forze dell'ordine è eccellente e in continuo aggiornamento. Ne parlavo l'altro giorno col dirigente della Polaria di Malpensa e col commissario Broggini».

C'è poi il problema del consumo. I giovani che ne fanno uso sono troppi.
«Il controllo capillare tra i giovani è difficile e credo che la vera azione di contrasto sia sul piano culturale. Sul piano repressivo sono state varate alcune misure come per esempio l'inasprimento delle pene per chi guida in stato di alterazione, per alcol o per droga».

Capitolo intercettazioni. Lei tra qualche giorno avrà modo di parlare col ministro Alfano. Quale sarà la linea della Lega,oltre che del Viminale?
«Noi crediamo che la soluzione non sia tanto quella di elencare le ipotesi in cui si può procedere con le intercettazioni, anche perché il pm potrebbe benissimo ipotizzare una indagine per un reato previsto, salvo poi derubricarlo in una seconda fase. E quindi non cambierebbe nulla».

Allora come uscirne?
«Riportando la fase delle indagini preliminari a prima della riforma dell'89, quando questa fase era affidata alla polizia giudiziaria, la quale solo laddove vi fossero stati gli estremi avrebbe consegnato il fascicolo al pm. La polizia giudiziaria ha una filiera cui rispondere e riferire. Il pm invece può decidere in autonomia senza nemmeno avvisare il suo superiore. Così è eccessivo. Poi ci siete voi giornalisti...».

Cioè?
«Beh, autorizzerei la pubblicazione delle sole intercettazioni incluse nel fascicolo del processo. Solo quelle infatti hanno rilevanza. La pubblicazione delle altre è da vietare per evitare gogne mediatiche».

Ieri Bossi ha aperto a Di Pietro: un attestato di stima. Che succede?
«Per alcuni versi la cosa non mi sorprende. Bossi e Di Pietro sanno come farsi capire dal popolo, hanno una verve simile. La somiglianza si ferma qui, nei contenuti mi sembra che ci siano delle distanze siderali: noi rappresentiamo il nord e lui il centro-sud, noi siamo federalisti e lui no, noi siamo garantisti e lui per nulla. Infine la Lega è un movimento radicato sul territorio, con una classe dirigente di grande livello. L'Italia dei Valori deve ancora dimostrare la sua sostanza politica».

A proposito di federalismo, con Berlusconi tutto chiarito?
«Assolutamente sì. E comunque non c'era nulla da chiarire visto che l'accordo c'è sempre stato e nessuno vuole mancare di parola».

Ministro, lei nel passato governo di Silvio Berlusconi ricoprì l'incarico di titolare del Welfare e fece una riforma importante, quella delle pensioni. Oggi non crede che occorra riprendere il cosiddetto 'scalone Maroni'?
«Quella riforma fu condivisa dall'intero governo oltre che dal Parlamento e ancora oggi ritengo che fosse un'ottima riforma. Poi però è stata manomessa dal governo Prodi. Ripartire da lì? Sacconi è un Ministro capace, tocca a lui ora gestire il welfare. Io ho già le mie grane».

Insomma ci teniamo debito pubblico, spesa previdenziale e spesa sanitaria alle stelle.
«Lei ha ragione a indicare l'importanza assoluta di queste tre voci di spesa. E aggiungo che creare adesso un ministero della Salute sarebbe sbagliato. Mai come in questo momento, secondo me, è necessario avere una stessa cabina di regia per la spesa previdenziale e quella sanitaria».

Si diceva delle difficoltà economiche, non teme un rigurgito della lotta armata o peggio un sodalizio tra terrorismo e antagonismo politico?
«L'attenzione del fenomeno esiste e noi la stiamo tenendo sotto controllo, soprattutto in aree geografiche e politiche precise. C'è invece un fatto nuovo di cui parlo per la prima volta, si tratta di un 'dialogo', diciamo cosi, tra le aree antagoniste e l'integralismo islamico. Non siamo ancora a livelli di allarme, ma solo di contatti che però è bene monitorare». 

Sarebbe la prima volta che la matrice politica ne incrocia una di segno diverso.
«Recentemente ci è capitato qualcosa di analogo. Erano i mesi in cui si parlava del censimento dei campi nomadi irregolari e la tensione era alta. Mi dissero che delle aree anarchiche del torinese e del bresciano erano venute in contatto con alcuni capi rom per una protesta clamorosa. Alla fine non andarono oltre il contatto e la protesta saltò».

Ministro, una parola sulle Province ce la dice?
«Su una cosa concordo con Libero: basta creare nuove Province. Per il resto credo che l'intervento vada fatto sulle prefetture. E dico anche come, organizzando gli Uffici territoriali del governo».

Sarebbero?
«Un frontoffice unico che raccoglie tutti gli uffici pubblici sparsi nel capoluogo di provincia: il cittadino non può uscire pazzo a cercare gli uffici finanziari o altri sportelli pubblici. Partiremo sperimentalmente nelle tre nuove Province: se funziona, avremo evoluto le prefetture. Altrimenti questi enti andranno rivisti».



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