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Notizie

2008

17.12.2008

Mantovano: «Non esiste il partito delle mani sporche. Le regole? Quelle già ci sono»

Intervista del sottosegretario all'Interno al quotidiano 'la Gazzetta del Mezzogiorno'. «Bastano i 10 comandamenti per dire "non rubare"»

Intervista di Alessandra Flavetta

La questione morale non esiste, o meglio non coinvolge solo la classe politica, ma il tessuto sociale del Paese. E' quanto sostiene il sottosegretario all'Interno, il leccese Alfredo Mantovano.

Le inchieste giudiziarie in Basilicata, Campania, Abruzzo e Toscana stanno coinvolgendo il Pd. Ma non è che il Pdl sia immune, se si considerano i casi della Calabria e del Molise. Non c'è il rischio di una nuova Tangentopoli?
Sarebbe facile per chi si trova nel centrodestra speculare, perché la prevalenza delle attenzioni giudiziarie è ora sul centrosinistra, ma sarebbe stupido. Io vedo da una parte un po' di schizofrenia, perché il tema si affronta a correnti alterne, e dall'altra ipocrisia, ma facendo a meno dell'una e dell'altra la cosiddetta questione morale non esiste. Come non è mai esistito il partito dalle Mani Pulite. C'è molta nostalgia a sinistra per il vecchio Pci, dove nessuno sottraeva un centesimo al prossimo. Tra i fondatori del Pci c'era gente che nell'immediato dopoguerra aveva partecipato o avallato le stragi di centinaia di innocenti. Credo sia più immorale togliere la vita che il portafoglio. Ora dire che c'è il partito delle mani sporche è ugualmente sbagliato. Evocare la questione nel suo insieme può rappresentare un modo per generalizzare, con un riflesso di qualunquismo. Per l'arresto di un amministratore ce ne sono altri 8.800 che lavorano con dedizione.

Vuole dire che è fisiologico un certo numero di inchieste sugli amministratori?
Proiettando lo sguardo oltre Atlantico, nessuno di fronte all'arresto del Governatore dell'Illinois o per i fondi raccolti da Obama per la campagna elettorale chiama in causa la questione morale. Dovremo abituarci a considerare la responsabilità come un fatto personale e questo ci può portare a rivedere certi meccanismi di carattere amministrativo che possono indurre alla corruzione, ma senza farci eccessive illusioni, perché la politica è come qualsiasi altro settore della vita sociale: cioè non è migliore e neanche peggiore. Nessuno ha parlato della questione sanitaria, ma capita che siano arrestati medici e infermieri per truffe al Servizio sanitario nazionale. Nessuno evoca la questione dell'impresa, eppure ci sono fior di imprenditori indagati per truffe sui contributi comunitari e su quelli Inps. E mi pare che non stiano brillando neanche i concorsi pubblici. È giusto rivolgere attenzione alla politica, ma è un degrado che coinvolge tutto il corpo sociale. Senza arrivare all'illecito penale, per un politico che è specializzato in raccomandazioni ci sono almeno 1.000 persone che quelle raccomandazioni le chiedono.

A suo avviso c'è un nesso tra l'astensione alle elezioni in Abruzzo e l'inchiesta su Del Turco?
Sono stato in Abruzzo per la campagna elettorale e mi sembra che il disinteresse si sia manifestato anche per il periodo dell'anno nel quale si votava, non solo il Natale vicino, ma le elezioni politiche che si sono svolte pochi mesi coinvolgendo il 90% dell'elettorato e alla vigilia delle amministrative. Non lo legherei come rapporto causa-effetto: la vicenda di Del Turco è ancora da chiarire.

La riforma della Giustizia può dare una risposta a quello che lei ha definito un degrado sociale diffuso?
È necessaria per abbreviare i tempi dei processi e stabilire regole che valgano per gli stessi magistrati, ma ciò non può avere un effetto positivo sulle cause remote di questo degrado. Un anno fa uscì il rapporto del Censis in cui si parlava di mucillagine, di poltiglia sociale: non basta cambiare qualche norma per recuperare un'etica sociale. Più che mettere nuove regole, bisognerebbe recuperare quelle che ci sono sempre state: i 10 comandamenti, che non sono un dato confessionale, ma di diritto naturale. Non c'è bisogno dell'Arcangelo Michele per dire "non rubare".

Il provvedimento sulle intercettazioni non è in controtendenza rispetto alla diffusione di pratiche corruttive?
Sui reati per i quali le intercettazioni sono strumento di prova c'è chi vuole restringere quest'area e c'è chi dice che è necessario essere più rigorosi sulle autorizzazioni: le due esigenze non sono inconciliabili, confido nel prosieguo della discussione per trovare un punto d'incontro.