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03.12.2013

Consumo critico antiracket: un fattore fondamentale del modello italiano di contrasto al crimine organizzato

Intervista al commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Elisabetta Belgiorno

di Maria Grazia Loreto

L'ambasciatore britannico a Roma Christopher Prentice «ha colto in questa iniziativa, finanziata con fondi europei, il modello italiano di contrasto al crimine organizzato e quindi articolato su più fronti. Con il lavoro quotidiano incessante delle Forze dell'ordine e della magistratura, con l'attività di recupero della legalità da parte delle istituzioni, delle associazioni di volontariato e delle associazioni datoriali. Non ci dimentichiamo della grande funzione che Confindustria ha avuto in questi anni, nella lotta in questo settore, e poi, non ultimo, parte di questo modello, la responsabilità sociale delle comunità, e quindi, il consumo critico antiracket, cioè una pratica semplicissima quotidiana per responsabilizzare anche il consumatore. Come dire, creare dal basso il libero mercato e la responsabilità di tutti i cittadini».

Il Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura prefetto Elisabetta BelgiornoÈ questo secondo il commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Elisabetta Belgiorno il senso di 'A Guide for the critical anti-racket consumer', la versione in lingua inglese della Guida per il consumatore critico antiracket promossa dall'ambasciata britannica a Roma e dalla Federazione della associazioni antiusura e antiracket italiane (Fai) e realizzata con fondi del Programma operativo nazionale Sicurezza per lo sviluppo (Pon Sicurezza).

In occasione della presentazione della guida, questa mattina a Roma presso la residenza dell'ambasciatore britannico, il commissario straordinario antiracket ha risposto ad alcune domande di www.interno.gov.it.

Il futuro della lotta antiracket lei lo vede molto nel coinvolgimento e nella sensibilizzazione della società civile e anche nell'educazione? Pensiamo ai giovani, alle scuole..
«Nessuno si può tirare fuori e nessuno, come ripeto spesso, può stare in panchina. Si scende in campo tutti, non si delega ad altri».

Una domanda relativa alle realtà che lei da commissario straordinario conosce a 360°. Qual è il contesto più esposto al rischio estorsione, sia a livello territoriale che come settore di attività?
«I settori di attività sono sicuramente quelli che avrete visto nella relazione che ho presentato con il ministro Alfano, che stamattina per il Consiglio dei ministri non c'è, ma che ha colto immediatamente in questa iniziativa la grande vitalità, il grande coinvolgimento in quello che lui ama ripetere, 'la lotta contro il male', quindi la squadra che si allarga. I settori più colpiti sono sicuramente quello del commercio e quello delle costruzioni, commercio per usura e costruzioni per estorsione. Ed è straziante, quando si leggono gli atti processuali, in base ai quali poi noi nel Comitato decidiamo di ristorare i danni che hanno subito sia gli usurati che gli estorti. Si vedono tante storie, attraverso le modalità di denuncia, attraverso la fatica e assolutamente le difficoltà. E combattiamo con il tempo. Ecco perché io ho ripetuto ultimamente che vorrei poter contare come rappresentante delle istituzioni - tutti noi siamo pro tempore però io ci credo molto, lo sento anche come impegno cristiano perchè sono una credente - sul coinvolgimento in questa rete anche di qualche sonnacchioso pubblico ministero, il cui parere ci serve per procedere ad esaminare i progetti positivamente e, ovviamente, delle banche, che non possono tirarsi fuori in questo momento. Troppi sono i casi di imprenditori che denunciano, che hanno aziende in attivo a cui le banche, spesso, chiudono i fidi. È su questo fronte che dobbiamo ancora lavorare. È una grande rete, e la rete si deve allargare, deve tenere».

Un'ultima cosa: un messaggio a chi non ha avuto ancora il coraggio di denunciare.
«Non è facile. Vincere la paura in alcuni contesti territoriali nei quali si è assolutamente isolati non è facile. Però la gente sa che c'è una rete sempre più grande. L'associazionismo sta facendo tanto. Confindustria si è impegnata moltissimo nel sensibilizzare, spronare gli iscritti. Io penso che la strada sia ancora molto lunga da fare, però c'è una rete che prima non c'era, c'è una consapevolezza maggiore, c'è una maggiore specializzazione in quelle che sono le forze in campo: le Forze di polizia che raccolgono la denuncia, i magistrati che governano l'indagine, le associazioni che accompagnano in tutte le fasi le vittime. È una grande squadra, e su questa bisogna puntare».