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21.11.2013

Prima indagine sul costo sociale della violenza sulle donne in Italia

Presentato lo studio di Intervita onlus 'Quanto costa il silenzio?', che quantifica in 17 miliardi l'onere collettivo del fenomeno. Presente il consigliere del ministro dell'Interno per le politiche di contrasto alla violenza di genere Isabella Rauti

2013_11_21_violenza_donne_250A pochi giorni dalla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, Intervita onlus ha presentato oggi a Roma i risultati dell'indagine 'Quanto costa il silenzio?' sul costo sociale del fenomeno in Italia, che esce in parallelo con la campagna di sensibilizzazione 'Servono altri uomini' alla quale aderiscono molti volti noti del cinema e dello spettacolo.

Una ricerca inedita che per la prima volta esamina e quantifica i costi per le vittime e per la collettività: circa 17 miliardi complessivi. Che si distribuiscono tra costi per spese sanitarie, per spese giudiziarie, spese per la sicurezza, spese per imprese e uffici in generale, legate al fatto che la donna vittima di violenza può assentarsi, per motivi immaginabili, dal lavoro.

A questo si aggiunge il costo emotivo ed esistenziale caricato sulle vittime e sulle loro famiglie, quantificato in circa 14 miliardi di euro.

Costi in grado di incidere notevolmente sulle possibilità di sviluppo di una società, sotto il profilo della qualità della vita, economico e anche della partecipazione democratica, sono le conclusioni in estrema sintesi.

Dati alla mano, bisogna puntare sulla prevenzione, ha commentato Isabella Rauti, consigliere del ministro dell'Interno Alfano per le politiche di contrasto alla violenza di genere, che ha partecipato al convegno di presentazione.

Il dato importante emerso – ha sottolineato Rauti - è che «la quantificazione stimata per i costi della prevenzione, 6 miliardi di euro, è meno della metà di quelli occorrenti per fronteggiare la violenza  manifestata». Quindi, «massima attenzione a questo fronte puntando sull’importanza di modelli scientifici di rilevazione del rischio basati sull’aspetto della recidiva quale contributo concreto all’analisi predittiva» suggerisce Rauti, indicando come modelli «il metodo SARA, usato dalle Forze dell’ordine, e il modello predittivo britannico».

Sul fronte prevenzione «stiamo lavorando nell’ambito di uno dei sottogruppi della task force interministeriale per porre a disposizione degli Enti locali, dei Centri antiviolenza e delle Associazioni strumenti di prevenzione del fenomeno e di gestione del rischio», ha aggiunto Isabella Rauti, ricordando anche che la legge 119/2013 prevede a questo scopo stanziamenti nel Piano triennale contro la violenza.

La violenza, ha ribadito, «è una responsabilità sociale da condividere per una cultura oltre le norme e per la quale è necessario il contributo di tutti, anche  della figura maschile, che dia il loro sostegno alla campagna di prevenzione e sensibilizzazione».