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1861

Vittorio Emanuele II«Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; … noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861». 

Sono le parole che si possono leggere nel documento della legge n. 4671 del Regno di Sardegna e valgono come proclamazione ufficiale del Regno d'Italia, che fa seguito alla seduta del 14 marzo 1861 della Camera dei Deputati, nella quale è stato votato il progetto di legge approvato dal Senato il 26 febbraio 1861. La legge n. 4671 fu promulgata il 17 marzo 1861 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del 18 marzo 1861. 

Sostenuto dai plebisciti svolti negli antichi Stati e dal voto ampio e convinto di un Parlamento non più solo sabaudo, il 17 marzo 1861, Vittorio Emanuele II promulga la legge che ne fa il Re d’Italia. E’ la nascita ufficiale dello stato unitario, con capitale Torino e sotto la corona sabauda, sancendo, anche nella forma, il modello accentrato caro alla dinastia. 

Con i 'decreti di ottobre', voluti da Ricasoli, (toscano, ma fiero sostenitore di una politica rigorosamente ‘unitaria’) viene confermata, anche nella normativa di attuazione del Regno, la strada di un marcato accentramento, estendendo a tutta la penisola il modello amministrativo vigente nel regno di Sardegna. Nel 1861 la scelta fu quasi inevitabile: era necessario costruire una 'nazionalizzazione' dello Stato italiano, giunto tardivamente rispetto alla stragrande maggioranza degli altri paesi europei, ed in modo affrettato, all'unificazione nazionale. 

Di quella forma di organizzazione pubblica il ministero dell'Interno fu certamente il garante ed il custode più vigile. Le funzioni del ministero e le attribuzioni del suo funzionario di vertice in periferia, il prefetto, furono la conseguenza della scelta della Destra storica di mettere da parte le ipotesi e le istanze di decentramento, pur presenti nelle idee del Risorgimento.