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Speciali

Conferenza dei Prefetti 2013

13.06.2013

Bubbico apre i lavori pomeridiani della prima giornata: prefetture strategiche sul territorio

Il viceministro ha coordinato la prima delle quattro tavole rotonde in programma incentrata su sviluppo economico, disagio sociale e funzione delle istituzioni, con l'intervento dei ministri Zanonato e Quagliariello

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Roma - Ssai, il viceministro Bubbico presiede la tavola rotonda

Seconda parte della prima giornata della Conferenza dei prefetti 2013, si entra nel vivo dei problemi del Paese con la prima delle due tavole rotonde in programma questo pomeriggio, quella su 'Sviluppo economico nella prospettiva europea, disagio sociale e territorio: il ruolo delle Istituzioni’, coordinata dal viceministro dell'interno Filippo Bubbico.

Il filo conduttore degli interventi, indicato da Bubbico, è quello della «complementarietà tra la capacità dei territori di definire opzioni di crescita e la presenza dello Stato». Al centro dello scenario le prefetture che «con la riforma del titolo V della Costituzione (nel 2001, ndr), hanno assunto un ruolo sempre più strategico sul territorio, rappresentando i nodi fondamentali delle reti istituzionali e  sociali», oltre a «garantire la sicurezza e la coesione sul territorio nazionale».

La domanda sul tavolo è «possono i prefetti» e più in generale lo Stato «essere i magneti delle energie presenti sul territorio», per superare l'asimmetria tra capacità e competitività dei singoli e deficit di crescita collettiva?

La risposta è positiva, sia da parte delle istituzioni, rappresentate dai ministri dello Sviluppo economico Flavio Zanonato e delle Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello, che da parte del mondo dell'impresa, intervenuto con il vicepresidente di Confindustria - Education Ivanohe Lo Bello e con l'amministratore delegato (ad) di Enel Fulvio Conti.

Crisi profonda, importante dare risposte concrete, lavoro, occupazione e crescita le prime questioni da affrontare secondo Zanonato, che cita qualche dato: 3 milioni di disoccupati, 4 milioni i precari e affini ('disagio occupazionale'), altri 4 milioni di persone in povertà, 2 milioni e 200mila giovani senza lavoro e che non si 'professionalizzano', in un Europa con 32 milioni di disoccupati.

Quale ruolo gioca lo Stato? Deve «intervenire con una logica di sistema - ha detto il ministro, ricordando gli interventi già in campo - come la prossima fuoriuscita dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo, lo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione (primi 40 miliardi) e quelli futuri, alcuni dei quali ricompresi nel 'decreto del fare' che il Governo dovrebbe approntare nel Consiglio dei ministri di sabato prossimo, come il potenziamento del Fondo centrale di garanzia». A questo deve aggiungersi il rilancio dell'occupazione giovanile, minor costo del lavoro, la semplificazione «con realismo» del quadro regolatorio e una maggior responsabilizzazione delle imprese. Fondamentale infine il recupero di credibilità della politica, mettendo «grande sincerità nel raccontare le cose ai cittadini».

Che pensano spesso che le riforme istituzionali, di grande attualità, non siano invece una priorità. Non è così per il ministro Quagliariello, che ha spiegato il legame tra riforma dell'assetto istituzionale e crescita. Le istituzioni infatti «hanno un valore economico», perché «soprattutto in momenti di gravi crisi quelle efficienti fanno la differenza», come dimostrano Paesi europei con istituzioni più forti che hanno retto meglio alla crisi globale.
Queste le priorità secondo il ministro: completamento del federalismo fiscale, sistema tributario locale più stabile, mantenere il radicamento dello Stato nel territorio attraverso la «funzione di collegamento» delle prefetture, senza la quale «già nel breve periodo di produrrebbero più spese» e «meno governo».

Un tema, questo, sottolineato anche da Lo Bello. Anche «per esperienza personale» all'interno di Confindustria Sicilia, il vicepresidente ritiene il prefetto, oggi, «un elemento cardine della nostra struttura istituzionale, spesso con funzioni di supplenza», e ancora «un presidio fortissimo sul territorio», espressione di un'amministrazione, quella dell'Interno, che «ha radicato un rapporto molto forte, una sinergia con le realtà economiche e civili della società». C'è da lavorare per tutti: istituzioni, che devono recuperare autorevolezza, cittadini e imprese, che devono riscoprire «carica civile e senso dello Stato».

Proprio il rapporto tra impresa e Stato è il tema conclusivo della tavola rotonda affrontato da Fulvio Conti, ad di Enel. Per la società, ormai una multinazionale «con cuore italiano» all'avanguardia tecnologica, presente sul territorio con oltre 600 centrali, «il tema della legalità è importantissimo», così come l'efficienza energetica è un fattore importantissimo di sviluppo. Per questo Enel, ha ricordato, collabora da tempo con il ministero dell'Interno, ad esempio contro i furti di rame - con il protocollo che ha creato l'Osservatorio nazionale - e contro i furti di energia. Per la ripresa, però, secondo Conti, alla legalità devono accompagnarsi le riforme, prima fra tutte la «vera semplificazione contro la bulimia della nostra legislazione».