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Speciali

Conferenza dei Prefetti 2013

14.06.2013

Italia multietnica, il futuro è nella coesione

Integrazione, sanità, adolescenti, società i temi affrontati nella prima tavola rotonda della seconda giornata di lavori alla Ssai, coordianta dal sottosegretario Manzione. Solidarietà al ministro Kyenge

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Conferenza dei prefetti 2013, sottosegretario Manzione e ministro Kyenge

 

Quale Italia ci aspetta tra 30 anni? La domanda, posta dal sottosegretario Domenico Manzione ai relatori della tavola rotonda sull'integrazione che apre la seconda giornata della Conferenza dei prefetti 2013, riguarda tutti e, come emerge dagli interventi, ha una risposta unanime. Sarà un'Italia multietnica.

Una parte degli italiani, il 33%, riporta il sondaggista Nicola Piepoli, vede come un percorso naturale e un arricchimento questa prospettiva, ma altri no, il che è dovuto, secondo Piepoli, soprattutto a stereotipi da superare. Come fare allora per prepararsi ad essere nel tempo una società con una nuova identità coesa, nel rispetto del principio costituzionale di solidarietà e dei diritti civili, richiamati da Manzione in apertura dei lavori?

Rafforzando la coesione sociale e favorendo i percorsi d'integrazione con politiche sempre più inclusive, concordano il presidente Giuliano Amato, i ministri della Salute Beatrice Lorenzin e dell'Integrazione Cecile Kyenge e il garante per l'Infanzia e Adolescenza Vincenzo Spadafora, d'accordo anche nel riconoscere ai prefetti, già definiti da Manzione «sensori delle esigenze del territorio per orientare l'azione di governo», una funzione essenziale nel «fare sistema».

Gli aspetti sono tanti. C'è, in primo luogo quello dell'integrazione. Un percorso che va affrontato, secondo il presidente Amato, tenendo conto delle diversità, preferendo modelli flessibili di approccio, e combattendo la clandestinità senza cadere nell'eccesso di legiferazione, visto che «il nemico è il trafficante», non il migrante.

Un percorso che deve partire, soprattutto nel caso dei ricongiungimenti, dal paese d'origine secondo il ministro Kyenge, che ha ricevuto la solidarietà di tutti i relatori per le frasi offensive pubblicate ieri su Facebook nei suoi confronti. L'Italia, ha detto Kyenge, deve lavorare per una «nuova coesione sociale, una nuova identità». Importante, ricorda il ministro, nel rispetto del bagaglio culturale di ciascuno, è partire dall'apprendimento della lingua italiana, che favorisce l'inclusione soprattutto delle fasce deboli, come le donne, spesso sole all'interno dei gruppi familiari, o i ragazzi che si inseriscono nella scuola.

C'è poi l'aspetto della sanità, quel «servizio universalistico che dobbiamo difendere», secondo il ministro Lorenzin con una «cabina di regia» per «produrre salute sui territori», puntando su mediazione culturale, che facilita l'accesso ai servizi, prevenzione delle malattie e apporto di tutti i soggetti coinvolti, istituzioni e associazioni.

Infine, ma non ultimo, grande attenzione ai bambini e agli adolescenti, stranieri ma anche italiani, chiedendosi quale identità futura possiamo costruire per loro. I ragazzi, infatti, ha ricordato Spadafora, spesso avviano di fatto tra di loro percorsi di integrazione che lo Stato deve sancire con la legge e «investendo sul futuro», sulla scuola, e sui servizi.

Aspetti, tutti, ripresi nel dibattito post-tavola rotonda, prima dei saluti del Presidente del Consiglio Enrico Letta.