Home  |  Sala Stampa  |  Speciali  |  Napolitano alla Seconda conferenza dei progetti del Centro Fermi  |  Enrico Fermi e gli scienziati del gruppo di via Panisperna

Enrico Fermi e gli scienziati del gruppo di via Panisperna

Un'immagine del 1934 dei 'ragazzi di via Panisperna' (sito phys.uniroma1)Franco Rasetti, Emilio Segré, Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo e, per un certo periodo, Ettore Majorana. Sono loro 'i ragazzi di via Panisperna', gli scienziati legati per sempre al nome di Enrico Fermi (1901-1954) e alle attività di ricerca e sperimentazione che insieme portarono avanti nella palazzina romana per più di un decennio, tra il 1926 - quando Fermi, già professore ordinario della prima cattedra di fisica teorica creata in Italia, a Roma, arriva all'Istituto di Fisica - e il 1938, quando anche a causa delle leggi razziali diversi elementi del gruppo vanno o già sono all'estero, chiudendo quella straordinaria esperienza di collaborazione scientifica.

Il gruppo, nato anche grazie all'aiuto di Orso Mario Corbino, allora direttore dell'Istituto di Fisica dell'Università di Roma, iniziò ad occuparsi di spettroscopia per dedicarsi sempre più, a partire dagli anni '30, alle ricerche e alla sperimentazione nel campo della fisica nucleare. Molti esperimenti fondamentali, come il 'bombardamento' o irraggiamento degli elementi con neutroni usati come 'proiettili' per produrre radioattività artificiale, furono realizzati proprio nella fontana di via Panisperna, o 'fontana di Fermi'.

In quegli anni (1933) il fisico italiano elabora il suo lavoro teorico più importante, la teoria del 'decadimento beta'. Dopo il Nobel assegnatogli a Stoccolma per i suoi studi sulla fisica dei neutroni Fermi si trasferiritì negli Stati Uniti, dove si dedicò allo studio della fissione dell'uranio - realizzando nel 1942 il primo reattore nucleare a fissione - e poi, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, alla fisica delle particelle elementari.